È indispensabile espandere l’educazione finanziaria soprattutto tra la popolazione più fragile

La partecipazione ai mercati finanziari da parte delle famiglie italiane è in decisa crescita (34%) rispetto all’ultima rilevazione di due anni fa (30%) anche se le scelte restano decisamente conservative. Il 40% circa dei risparmiatori parcheggia le proprie disponibilità in prodotti di liquidità quali per esempio certificati di deposito. I fondi comuni rappresentano il 25% circa de campione, i prodotti assicurativi poco meno del 15% le azioni il 12%. A dicembre i depositi in banca hanno sfiorato i 1855 miliardi di euro, tra somme depositate sui conti correnti, certificati di deposito e pronti contro termine (+6% circa rispetto allo scorso anno). Quanto sopra nonostante un’inflazione che ha sfiorato il 4%, ai massimi dal 2012.

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Un contesto che suggerisce di canalizzare parte delle disponibilità in forme di investimento effettivamente in grado di ottenere un rendimento almeno a tutela dell’inflazione. La crisi pandemica ha comunque incrementato i divari di ricchezza. Nel nostro Paese una parte dei risparmiatori ha dovuto attingere ai depositi accumulati o si è impoverito. Una distanza evidenziata anche dalla circostanza che quanti hanno mantenuto l’investimento azionario, generalmente i più abbienti, hanno giovato del discreto andamento dei mercati da metà maggio 2020 in poi, con uno storno sul finire dello scorso anno. I soldi parcheggiati sui conti correnti determinano conseguenze negative, con le aziende sottocapitalizzate e dipendenti dal credito bancario. Per realizzare la transizione digitale e quella ambientale non sono sufficienti i fondi della Next Generation – Ue ma è indispensabile impiegare parte della ricchezza finanziaria prodotta dai privati risparmiatori per favorire gli investimenti.

Dott. Francesco Megna

Sarebbe quindi indispensabile espandere l’educazione finanziaria soprattutto tra la popolazione più fragile: sono pochi coloro che conoscono i concetti base delle regole della finanza. L’alfabetizzazione finanziaria procura infatti la preparazione necessaria per prendere le decisioni più confacenti. E’ un ritardo dovuto in parte all’epoca d’oro dei titoli di Stato che un tempo offrivano rendimenti a due cifre deformando la visione del risparmiatore medio in merito alla puntuale allocazione dei suoi investimenti. Sarebbe opportuno un coinvolgimento degli investitori istituzionali come i fondi pensione e le compagnie di assicurazione, come avviene per esempio negli USA o in altri Paese Europei al fine di mobilizzare fette importanti di ricchezza privata verso le attività produttive, salvaguardando così le scelte degli investitori in merito ai rischi e, al tempo stesso, appoggiando le emissioni delle aziende interessate.

Francesco Megna

Referente Commerciale in Banca

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