Brent: dalla Scozia il nome della Borsa del petrolio che decide quanto dobbiamo pagare per il pieno di benzina

Quando ci vogliamo informare, non senza inquietudine, sull’andamento del prezzo della benzina, andiamo alla più vicina stazione di servizio oppure consultiamo giornali, notiziari TV e il nostro iPhone. Ecco allora che spuntano, in maniera costante e continua, due denominazioni e sigle: Brent e WTI. Così, a un certo punto, apprendiamo che la decisione del governo comunista Cinese di decretare – a causa di una nuova ondata di coronavirus – la chiusura pressoché ermetica della megalopoli di Shanghai, 25 milioni di abitanti, determinerà un calo delle quotazioni petrolifere, inducendo in parallelo la OPEC, organizzazione mondiale dei Paesi produttori di oro nero soprattutto del mondo arabo, a un cauto aumento dell’offerta per ridurre le tensioni in atto sul fronte della domanda occidentale.

Quindi, in sostanza: la circostanza che la città simbolo del miracolo industriale cinese sia finita in regime di lockdown, ha comportato un calo del prezzo al barile determinato facendo riferimento al Brent e al WTI. Più volte in uno stesso giorno sentiamo o leggiamo queste due formule letterali: ma nel concreto che cosa sono, e quale origine hanno?

Partiamo da Brent: un campo offshore scozzese collocato al largo del mare del Nord e che inizia a diventare molto importante per i mercati energetici dal 1976, quando viene scoperto e impiantato un giacimento petrolifero molto significativo, tanto da denominare tutti i campi di oro nero attivati e portati a estrazione nello stesso distretto marittimo. Nel linguaggio dei mercati finanziari delle commodities del greggio, la parola Brent qualifica un prodotto molto leggero il cui prezzo grezzo – il valore cioè all’atto dell’estrazione – è quello di riferimento per il 60 per cento della produzione mondiale.
Inizialmente quotati a Londra, i contratti per lo scambio del petrolio sono da tempo negoziati a New York e ad Atlanta negli Stati Uniti d’America, e riguardano le forniture indirizzate soprattutto in Europa.

Il giacimento primordiale di Brent in Scozia che da 46 anni determina gli equilibri mondiali del prezzo del petrolio

Analogo al Brent è il WTI, sigla che indica – tanto per restare in America – il West Texas Intermediate, una qualità di petrolio di matrice USA che viene indirizzata in specifico verso il mercato sudamericano: scambiato a Cushing in Oklahoma, il suo prezzo negoziale è un riferimento per la Borsa di New York.

La chiusura ermetica di Shanghai, disposta dal governo di Pechino per arginare il coronavirus, ha consentito una moderazione dei listini globali del petrolio grezzo

Il mercato energetico e combustibile è sempre di più – fin dalle proprie origini – un mercato di natura finanziaria, regolato attraverso la stipulazione di contratti di tipo futures con i quali gli operatori intermediari scommettono su specifici livelli di prezzo in funzione del quadro geopolitico relativo alle regioni del Globo dove il petrolio viene maggiormente prodotto ovvero utilizzato e consumato. Come nel caso di Shanghai.

L’editoriale di A.Z

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