Bce: “Si apre alla possibilità di portare i tassi in territorio restrittivo oltre il 2%”

“Ci aspettiamo di alzare ulteriormente i tassi, e togliere l’accomodamento monetario potrebbe non essere sufficiente”. Lo ha sottolineato la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, al Congresso bancario europeo in Germania della scorsa settimana. Ella ha lasciato intendere con parole che aprono alla possibilità di portare i tassi in territorio restrittivo oltre il 2%.

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Elezioni politiche: comunque vada deciderà la Bce

La pace fiscale rimane un passaggio ineludibile per favorire l’emersione dell’intera base economica, reddituale e patrimoniale, e per riattivare un patto leale con l’erario valevole per il futuro. Ma essa porterà in dote al massimo 70 miliardi e non subito nei primi 12 mesi di legislatura. Per questo i reali margini di manovra saranno in capo alla Eurotower di Francoforte e alle garanzie che Lagarde sarà in grado di concedere ai nostri buoni del tesoro poliennali.

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BCE, su costo del denaro e incentivi finanziari all’economia un compromesso tra rigoristi e keynesiani

Falchi e colombe, ovvero spostando il paragone sulle scuole dottrinali economiche rigoristi e keynesiani sembrano avere trovato un’intesa all’interno del consiglio direttivo della BCE, la banca centrale europea riunitasi questo giovedì nell’Eurotower della sede centrale di Francoforte. La presidente Christine Lagarde, succeduta a inizio 2020 a Mario Draghi, ha confermato che la lotta all’inflazione energetica sarà conseguita non attraverso un repentino rialzo dei tassi di interesse, che corrisponderebbe a un aumento del costo del denaro, bensì attraverso una graduale fuoriuscita dal programma massivo di acquisto dei titoli obbligazionari pubblici, BTP nel caso dell’Italia.

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Quando Sergio disse a Lagarde: “L’Italia merita aiuto, non ostacoli”

Il riconfermato Presidente della Repubblica potrà essere un prezioso garante costituzionale del Risparmio degli Italiani, ancora di più in una fase di inflazione crescente che ne minaccia l’erosione. Era il 12 marzo 2020, l’Italia era da poco entrata nel girone infernale della pandemia, mentre il governo Conte bis si apprestava a varare il primo durissimo lockdown con il confinamento domestico dell’intera popolazione. Alle ore 8,05, sull’account social del Quirinale esce una nota del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “L’Italia si attende, nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possano ostacolarne l’attuazione”. Una risposta, senza nominarla, alla presidente della BCE Christine Lagarde, succeduta a Mario Draghi alla guida della Eurotower di Francoforte, la quale soltanto poche ore prima aveva dichiarato che “non è compito delle banche centrali ridurre gli spread”.

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BCE e FED, le due banche centrali continentali unite (e divise) dall’inflazione

Mentre in America il tasso di aumento del costo della vita è un effetto dei maggiori consumi trainati da aumenti salariali determinati dalla produttività, in Europa la crescita dei prezzi è causata dal rincaro delle materie prime e dell’energia, a scapito di retribuzioni regressive. Sullo sfondo, il graduale disimpegno della Eurotower dai piani straordinari di acquisto massivo delle obbligazioni soprattutto statali, sebbene la politica sui tassi di interesse resterà accomodante per non intralciare la ripresa favorita dall’impiego dei fondi del Pnrr. Federal reserve a Washington, Banca centrale europea a Francoforte, così distanti ma così vicine, unite e allo stesso tempo divise sull’inflazione che ha oramai rialzato la testa sia al di qua che al di là dell’oceano Atlantico.

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