Edilizia, Giorgetti spegne il superbonus: rimarrà solo come credito Irpef, ma non più cedibile

Il titolare del MEF: 110 per cento? No 110 miliardi di spesa. Il superbonus al 110 per cento resisterà come detrazione individuale, ma non sarà più cedibile. Viene tuttavia stabilita una clausola di salvaguardia con l’obiettivo di condurre a buon fine le operazioni già avviate e di non pregiudicare quanto già programmato dai committenti e dalle imprese esecutrici dei lavori di riqualificazione, efficientamento e messa in sicurezza antisismica delle unità residenziali.


Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri sulla proposta del Ministro per l’economia e le finanze Giancarlo Giorgetti, e un tale provvedimento non dovrebbe costituire né un fulmine a ciel sereno (che mai sereno lo è stato sino in fondo), né una sorpresa per tutti coloro che con attenzione hanno letto il programma elettorale della coalizione di destra centro alle consultazioni politiche anticipate dello scorso 25 settembre, laddove si parlava in maniera espressa della necessità di superare la filosofia dei bonus per addivenire a meccanismi di riduzione più generalizzata del carico tributario, ferma rimanendo la piena tutela dei diritti acquisiti da quanti avevano e hanno anche successivamente intrapreso delle opere di miglioria edilizia.

Il titolare del dicastero di via XX Settembre ha pertanto confermato la linea di pensiero di cui già, sulla medesima spinosa materia, si fece interprete fin dagli inizi del 2021, appena insediato a palazzo Chigi in subentro a Conte, l’allora Premier Mario Draghi, del quale Giorgetti era il fedelissimo Ministro dello sviluppo economico (oggi ministero per l’industria e il made in Italy).

“Il sistema della cedibilità della detrazione ha creato una spesa pubblica a carico dello Stato pari a 110 miliardi di euro, finendo con il diventare un beneficio molto costoso per le casse erariali ma fruibile da un numero tutto sommato ridotto di contribuenti. Sia chiaro che non mettiamo in discussione il credito d’imposta come tale, ma interveniamo per mettere fine alla girandola della sua cedibilità che ha causato enormi disagi ai conti pubblici e anche all’economia reale con la spirale creata sul sistema di formazione dei prezzi dei materiali da costruzione”.

Il superbonus finisce, in definitiva, di essere moneta fiscale e si limita a formare un beninteso generoso credito da utilizzare per ridurre il carico Irpef del contribuente che decida di fare ristrutturare la propria abitazione, o dell’assemblea di condominio che voglia riqualificare il proprio edificio.
Chi non dispone della necessaria o sufficiente liquidità, per avviare i lavori, dovrà passare attraverso le normali fasi di ricerca e contrattazione sul mercato con le imprese edili esistenti, e di richiesta di finanziamento bancario sulla base delle garanzie che potranno essere prestate agli istituti di credito.

Il Consiglio dei Ministri, con il medesimo decreto, ha inoltre acceso un semaforo rosso permanente agli enti territoriali regionali e locali che – per paradosso a maggioranza e guida di centrodestra – avevano dichiarato e ufficializzato la propria disponibilità ad acquisire, senza maggiore spesa pubblica, un certo numero di crediti d’imposta a valere sul superbonus al 110 per cento, nei limiti delle rispettive capienze fiscali utilizzabili nei confronti dello Stato centrale e alla condizione che i lavori edilizi corrispondenti non fossero gravati da contenziosi e fossero riferibili a lavori costruttivi di interesse locale.

Tutto finito. Senza girone di ritorno. Ma secondo le associazioni di costruttori, Ance Confindustria in testa, potrebbe iniziare un girone dantesco per migliaia di imprese con la conseguenza di un blocco immediato a danno di almeno 25.000 cantieri presenti in tutto il Paese.

Da notare, non senza malizia, che il decreto legge – soppressivo del carattere di moneta fiscale del superbonus – è approdato sui tavoli dello studio del Consiglio dei Ministri soltanto questa settimana, esattamente alcuni giorni dopo lo svolgimento delle elezioni regionali in Lazio e in Lombardia vinte ampiamente dalla coalizione di governo in carica e dai rappresentanti dei partiti di Meloni e Giorgetti, probabilmente con molte preferenze giunte anche dagli addetti ai lavori del settore delle costruzioni.

Il direttore editoriale Alessandro Zorgniotti

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