Balluku: “Albania a capo della comunità energetica europea. Tuteleremo sempre produttori locali e utenti finali”

Duplice parola d’ordine e doppia corsia di tutela: attrarre gli investimenti con la giusta redditività duratura riconosciuta ai produttori locali, difendere i bilanci di famiglie e imprese utilizzatrici con la continuità dello scudo tariffario. Presente alla conferenza consultiva plenaria anche Confindustria Albania con la direttrice Gerta Bilali e il vicepresidente Giordano Gorini.


Ottimi gli esiti del tavolo di fine anno 2022 convocato dalla Vicepremier del governo Rama, e Ministra delegata alle infrastrutture, Belinda Balluku, con le rappresentanze di categoria e degli operatori industriali e del libero mercato: “Il capitolo energetico ha rappresentato la voce più impegnativa, e allo stesso tempo quella più socialmente innovativa del lavoro condotto dal Consiglio dei Ministri e dal mio dicastero per contenere e ove possibile neutralizzare gli effetti dell’inflazione importata dal conflitto russo in Ucraina. La collaborazione con il mondo delle imprese ha permesso di creare strumenti di tutela per quanti investono e creano tecnologia, ricchezza e lavoro per il nostro territorio, senza che fossero penalizzati gli utenti finali al dettaglio, in particolare le famiglie e le micro e piccole aziende utilizzatrici”.

La Vicepremier ha condotto una riunione molto articolata sulla base di un ordine del giorno contraddistinto da una pluralità di punti tutti ugualmente centrali. In primo luogo, la conferma dell’efficacia dello scudo governativo applicato sulle bollette di tutti i nuclei familiari, al fine di coprire la differenza in aumento tra prezzo di acquisto all’importazione e tariffa in fattura, così da concorrere al contenimento del tasso di inflazione evitando che le tensioni delle quotazioni internazionali abbiano a riflettersi sui prezzi domestici, strategia questa in atto da oramai sedici mesi. In secondo luogo, la riaffermazione della volontà politica dell’esecutivo Rama di distinguere tra le grandi multinazionali produttrici e distributrici di elettricità, che hanno conseguito extra-profitti senza particolari costi, e i piccoli produttori locali di energia, ai quali verrà infatti riconosciuto un maggiore prezzo di acquisto.

Al terzo punto, è stato affrontato il capitolo relativo alle concessioni, argomento sul quale Confindustria Albania – presente alla riunione tramite la direttrice Gerta Bilali e il vicepresidente Giordano Gorini – aveva presentato già alcuni mesi fa una proposta di riforma volta a incentivare l’aumento degli investimenti finanziari e tecnologici diretti in un settore dalle tuttora fortissime potenzialità espansive: la Vicepremier ha annunciato che, rispetto ai 35 anni di durata massima attualmente in vigore, non sono in previsione disposizioni che aumentino tale arco temporale; purtuttavia, il Consiglio dei Ministri e il dicastero metteranno a punto, in accordo con le stesse categorie, un pacchetto di provvedimenti volto a creare un quadro di incentivazione per gli investitori di lungo periodo, con la possibilità di stabilire forme di privatizzazione ovvero procedure di messa a gara dei regimi concessori scaduti con il riconoscimento di una clausola di prelazione o di un punteggio di priorità all’investitore iniziale, e ciò a difesa del pubblico interesse a che l’infrastruttura, realizzata e sviluppata nel corso della prima concessione, non vada a degrado ma rimanga un bene attivo per la produttività energetica del o dei territori serviti.

Infine, si è discusso di alcune clausole di tutela da azionare per le imprese che devono ottemperare al passaggio dal mercato tutelato a quello libero: non sarà una transizione semplice, ma il Consiglio dei Ministri, attraverso la propria rete di agenzie tecniche e di enti strumentali, disporrà una serie di iniziative utili ad affiancare le aziende nelle procedure di acquisto dell’energia, al fine di renderlo meno oneroso al confronto con le quotazioni del segmento soggetto ai meccanismi della liberalizzazione.

Operazioni che dovrebbero essere agevolate dal ruolo proattivo e di impulso che nel corso del 2023 caratterizzerà l’Albania come Paese titolare della presidenza di turno della comunità energetica europea, incarico conseguito proprio in ragione del plauso ottenuto nelle sedi internazionali per le politiche fin qui condotte e volte a coniugare armonicamente redditività di medio periodo degli investimenti e sostenibilità tariffaria degli utenti al dettaglio.

Al tavolo di lavoro svolto nel dicastero della Ministra Balluku, è appunto intervenuta la delegazione di Confindustria Albania, la più rappresentativa associazione di categoria delle imprese italiane nel Paese delle Aquile, con una componente interna altamente strategica nei settori della infrastrutturazione e produzione elettrica. La confederazione degli industriali ha messo in evidenza la decisione ministeriale di aumentare da 8,5 a 10 leke al chilowattora il prezzo di acquisto dai piccoli produttori locali; così come la scelta di continuare a tutelare le imprese utilizzatrici connesse alla media tensione, così da aiutare la competitività aziendale sul piano della moderazione dei costi produttivi per l’alimentazione degli impianti, e di mettere a disposizione un prezzo di maggior favore per chi già è trasmigrato dal mercato tutelato a quello libero.

Nel corso del 2023, l’Albania svolgerà un ruolo determinante, anche nel rapporto con l’Italia, in considerazione delle nuove vie e traiettorie adriatiche e ioniche dell’energia, in un quadro nel quale le fonti rinnovabili convivono un maniera armonica e non dialettica con le fonti di tipo tradizionale rappresentate dal gas proveniente dal Medio Oriente – tramite il Tap destinato al raddoppio – e dagli Stati Uniti d’America in forma liquida ai terminal di Valona.

Il futuro Porto Romano di Durazzo, inoltre, con il proprio status di zona economica speciale, ospiterà – nelle dichiarazioni della Ministra Balluku – un centro di produzione di eliche per mulini fotovoltaici. Per portare un vento nuovo alla politica energetica transnazionale inseparabile dai piani volti a ricondurre vicino a casa nostra distretti e filiere che credevamo definitivamente perdute nel profondo oriente.

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