Gas, le nostre bollette restano su un tetto che scotta

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin hanno parlato fin da lunedì sera di una grande vittoria dell’Italia e dei cittadini a Bruxelles, vittoria da condividere con il precedente governo Draghi che aveva avviato per primo la richiesta di un massimale ai listini del metano. La realtà rischia tuttavia di essere molto diversa, sia sul piano politico che su quello pratico.

Sul versante politico non si può parlare di unanimità, e probabilmente questa non era neppure un obiettivo ricercato dai decisori comunitari. A balzare in evidenza, qui, è il disaccordo del governo ungherese di Victor Orban, il quale ha infatti tenuto a precisare immediatamente che il meccanismo correttivo, che era stato appena approvato in via preliminare a Bruxelles, è destinato a non trovare applicazione nei contratti di fornitura a lungo termine siglati da Budapest con Mosca.

In parallelo a ciò, non meno significativo è il voto di astensione provenuto da Austria e Olanda, poiché non da ieri Vienna sostiene i rischi di una ritorsione russa sulla sicurezza energetica continentale, e Amsterdam invece è preoccupata per le ripercussioni sul TTF, il principale mercato di negoziazione dei titoli contrattuali e finanziari pronti contro termine sul gas inclini a scommettere sui rialzi.

Sul fronte pratico, parliamo di un meccanismo di correzione che entrerà in vigore, se tutto andrà bene, soltanto a decorrere dal 15 febbraio prossimo – cioè a inverno oramai avanzato – e valevole di conseguenza soltanto a partire dai negoziati sugli approvvigionamenti finalizzati a mettere al sicuro il prossimo periodo autunnale e invernale. A prevalere, a quanto appare in maniera abbastanza lampante, sono stati i timori di non poter addivenire a livelli di stoccaggio esaustivi e soddisfacenti per la stagione fredda in corso.

Del resto, la dimostrazione più evidente del carattere tenue del tetto così deliberato, ma a vigenza differita, risiede nella reazione altrettanto moderata dei mercati di quotazione dei titoli energetici, al netto delle dure, e ovvie, dichiarazioni belligeranti giunte a stretto giro da Mosca dal regime putiniano nei confronti di Bruxelles.

Oltre al punto relativo al differimento dell’entrata in vigore, giustificato dalla dichiarata necessità di predisporre dal punto di vista tecnico amministrativo le procedure per gli interventi correttivi che dovranno rendere effettivo ed efficace il massimale fissato in 180 euro al megawattora, l’altro aspetto che suscita più di un interrogativo e perplessità riguarda la scelta di adottare un criterio dinamico fondato sulla quotazione del più costoso gas naturale liquefatto, GNL, e su una differenza in aumento che sia di almeno 35 euro e porti il valore del metano sopra i 180 euro a MWh per tre giorni consecutivi.

Il ministro Gilberto Pichetto con il Premier Giorgia Meloni: nonostante le dichiarazioni entusiastiche, sul tetto del gas non è tempo di brindisi prematuri

A quel punto, dovrebbero entrare in funzione, con la consueta burocrazia made in UE e attraverso l’azione del coordinamento delle autorità di vigilanza e regolazione di settore, i sistemi correttivi per frenare la tendenza rialzista e ricondurre i listini a una soglia di accettabilità. Tuttavia, il piano della commissione von der Leyen contempla una serie di eccezioni e di deroghe al tetto o “cap”, finalizzate a sospendere lo stesso nel caso in cui sopraggiungano rischi sul piano degli approvvigionamenti e dunque degli stoccaggi, e le capacità di importazione vadano a ridursi al confronto con le altre macro regioni dirette concorrenti dell’Europa.

Siamo dunque in presenza di un tetto che, oltre a essere di nove volte più alto della media delle quotazioni vigenti sino alla vigilia dello scoppio della prima ondata pandemica, si presenta più elevato anche della media dei listini attuali che scontano la prevista recessione attesa per il 2023.

Per l’Italia la vittoria si configura più in linea di principio che sul terreno della concretezza, se si considera che soltanto qualche giorno prima di lunedì il ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin aveva dichiarato di considerare auspicabile una soglia che non superasse i 160 euro per ogni megawattora.

Più che altro, è la conclusione a cui arrivare, il price cap così fissato continuerà a fare scottare le nostre bollette sul tetto del gas, con l’esortazione per Bruxelles e per Roma ad accelerare, semmai, sul sentiero della diversificazione delle fonti di produzione e di approvvigionamento e del sostegno alle comunità energetiche e agli impianti per assicurare circolarità all’economia creando una riserva di materie prime seconde.

Il direttore editoriale Alessandro Zorgniotti

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