Il Governo abbassa la soglia del POS ma alza quella degli appalti diretti e negoziati

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Vicepremier Matteo Salvini, leader della lega e titolare del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ha approvato in via preliminare la riforma del codice dei lavori pubblici, di fatto completando il lavoro avviato dal Consiglio di Stato su mandato del precedente governo Draghi.

A differenza del testo che era scaturito dal primo gruppo di lavoro, subito dopo il varo della legge delega dello scorso mese di giugno, la seconda fase, appena conclusa, è stata contrassegnata da un netto mutamento di indirizzo politico, quello appunto impresso dal ministro Salvini – subentrato a Enrico Giovannini – che ha imposto una semplificazione del faldone normativo e dei suoi articolati a partire dalla riduzione delle parole in esso contenute.

La conseguenza è stata una compressione del 30 per cento dello spessore del testo, che adesso dovrà affrontare il parere delle commissioni di Camera e Senato, competenti su economia e infrastrutture, per poi tornare sul tavolo di palazzo Chigi per la definitiva approvazione governativa. Il decreto legislativo, infatti, per la propria caratteristica giuridica, e fondandosi su una legge delega in precedenza votata, non necessita di una ratifica parlamentare finale ma richiede unicamente l’acquisizione di pareri obbligatori, e non vincolanti, da parte delle competenti commissioni di Montecitorio e di palazzo Madama.

Un passaggio, quest’ultimo, che si prevede di realizzare nel mese di gennaio, affinché il codice, così riformato, possa entrare in vigore a decorrere dalla prossima primavera – per gli affidamenti di nuova indizione -, di fatto dalla seconda parte dell’anno.

Il testo deliberato si caratterizza, nelle dichiarazioni del vicepremier Salvini, per essere auto applicativo, ossia per racchiudere in sé tutti gli elementi previsionali e dispositivi tali da consentire alle stazioni appaltanti, in pratica gli enti statali ovvero locali chiamati ad affidare l’appalto per la realizzazione di un cantiere o di un servizio, di avviare e condurre a conclusione il procedimento senza dover attendere ulteriori atti specificativi.

Una delle principali novità è la riduzione delle fasi di progettazione e l’innalzamento, in via stabile e permanente, delle soglie di importo unitario per poter procedere all’affidamento diretto ovvero alla procedura negoziata senza obbligo di indire una gara a evidenza pubblica avente ad oggetto il cantiere o il servizio programmato: fino a 140.000 euro per l’affidamento diretto, fino a 500.000 euro per la procedura negoziata.

Il capitolo progettuale viene invece compresso in due fasi: la progettazione tecnica di fattibilità e il successivo appalto integrato con il quale l’azienda o il gruppo economico aggiudicatario provvede alla progettazione definitivo esecutiva di dettaglio.

Il ministro Salvini, assieme al sottosegretario di palazzo Chigi Alfredo Mantovano, argomenta che una tale soluzione va a favore delle stazioni appaltanti più piccole, in particolare le amministrazioni comunali di più piccola consistenza demografica, che molto spesso al proprio interno non dispongono delle strutture e delle competenze necessarie a preordinare l’intero ciclo di progettazione alla portata di un ente sovraordinato e più articolato.

Secondo il leader leghista, in tale area ricade l’ottanta per cento dei lavori attualmente incagliati o comunque impossibilitati a proseguire verso il traguardo finale realizzativo a causa della sostanziale equiparazione burocratica agli investimenti di consistenza maggiore.

Nella prima fase di operatività della riforma – che in quanto prescritta dall’accordo tra Roma e Bruxelles per la fruizione dei fondi del Pnrr dovrà essere vagliata anche da Bruxelles – il ministro Salvini ha calcolato che potranno essere creati almeno 17.000 nuovi posti di lavoro negli ambiti edilizi e collegati.

Al fine di rafforzare l’autonomia degli enti locali, prevenendone però gli eccessi di discrezionalità che si annidano sempre tra le faglie di un affidamento diretto o senza gara pubblica, il codice innovato stabilisce la crescente informatizzazione delle procedure e introduce un registro digitale degli operatori economici e professionali che potrà essere consultato dalle competenti autorità.

I sindacati hanno lanciato l’allarme a seguito del ripristino del meccanismo dei subappalti a cascata, ma per il fatto di averli drasticamente limitati, in funzione antimafia, l’Italia era in regime di procedura di infrazione a Bruxelles

Un ulteriore avanzamento viene stabilito con specifica attinenza a quei progetti, di rilevanza strategica di area vasta, già opportunamente definiti e suscettibili di essere riattivati a livello procedimentale, e che come tali entreranno automaticamente a fare parte della programmazione annuale tra Stato e Regioni competenti e delle previsioni del documento di economia e finanza.

Riformata infine la parte relativa al Dibattito pubblico, ossia la fase di consultazione degli operatori esterni e delle rappresentanze della società civile e dei corpi intermedi titolari di potenziali legittimi interessi, affinché sia garantito l’ascolto ma venga assicurato il puntuale avanzamento dell’iter di un’opera classificata di pubblico interesse generale, con la previsione di opportune compensazioni.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che la riforma del codice degli appalti rappresenta l’atto più importante dal proprio insediamento, oltre che un acceleratore di sviluppo economico poiché incide beneficamente sulla fase attuativa del Pnrr.

La sfera di applicazione del codice così innovato riguarderà i nuovi procedimenti, ossia gli affidamenti che verranno indetti a partire dalla prossima primavera. Ciò al fine di formare gli enti locali sulle nuove regole e di informare le organizzazioni imprenditoriali e sindacali soprattutto dell’edilizia, le quali lamentano fin da ora alcuni rischi legati alla liberalizzazione dei subappalti e alla mancata previsione della perentorietà del contratto collettivo di lavoro come vincolo da osservare in ogni fase della procedura.

Il direttore editoriale Alessandro Zorgniotti

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