Cina vicina? Nelle insidie concorrenziali alla Ue ora lo è di più l’America

Il ministro dell’industria e del made in Italy, Adolfo Urso, lamenta i ritardi e le disunità dell’Unione Europea sui temi energetici, che espongono il vecchio Continente a una competizione impari con l’oltre Atlantico e a una frammentazione tutta interna fra chi può, Germania, e chi non può, Italia, dedicare ampi margini di bilancio statale al contrasto dei rincari di luce e gas.

Il titolare dell’ex dicastero del MISE rimprovera a Bruxelles le mancate decisioni relative alla fissazione di un tetto al prezzo del gas che avrebbe potuto e dovuto, ove adottato, rappresentare un primo passo verso una serie politica industriale sovranazionale in grado di fornire uno scudo nei confronti di squilibri mondiali sempre più evidenti ai quali la commissione UE continua a opporre regole oramai anacronistiche come quelle in tema di aiuti di Stato che Berlino starebbe violando palesemente a seguito dell’adozione del maxi piano da 200 miliardi di euro che sovvenziona famiglie e imprese tedesche fino alla primavera del 2024.

Ciò mentre tutti, a cominciare dallo stesso Ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti, sono oramai unanimi nel considerare che la manovra del Governo Meloni basterà a malapena a fronteggiare le emergenze più acute limitatamente alla stagione invernale in corso, salvo dover essere poi rifinanziata da aprile 2023 per arrivare più o meno incolumi alla fine del prossimo anno allorquando, come adombrato dal titolare del dicastero per l’ambiente e la sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, potrebbe manifestarsi in modo netto un problema dal punto di vista della nostra capacità di creare adeguate riserve di gas e di idrocarburi in condizioni di economicità.

Proprio Pichetto nelle ultime ore ha palesato tutto il proprio pessimismo sulla possibilità di riuscire ad addivenire, in sede comunitaria, a un price cap, o soglia massima imposta ai prezzi del metano importato, che sia realmente efficace contro i movimenti speculativi messi in atto con lo strumento dei futures o pronti contro termine. Anzi, arrivati al punto attuale, il tetto potrebbe rivelarsi addirittura controproducente se la commissione von der Leyen, per non scontentare i nordici, dovesse fissarlo su un massimale troppo alto: soprattutto perché, con i sintomi di recessione attesa dopo i botti di Capodanno, le quotazioni di gas e greggio potrebbero calare autonomamente per allinearsi alla minore domanda di famiglie e imprese.

Tornando al primo tema, il ministro Urso ha espresso il proprio disappunto nei confronti della situazione venutasi a creare nei rapporti tra Europa e America, in considerazione della circostanza che gli Stati Uniti utilizzano il gas a 20 dollari al metro cubo per i propri fabbisogni interni, mentre al vecchio Continente lo rivendono in forma liquefatta a sette volte tanto.

Adolfo Urso evidenzia inoltre che, mentre Bruxelles è restia a superare logica degli aiuti di Stato, il governo di Washington mette in pista addirittura 369 miliardi di dollari utilizzandoli come sussidi a vantaggio di chi ricolloca e realizza produzioni industriali esclusivamente in territorio statunitense.

A differenza, aggiungiamo noi, di quanto avviene nella disunita Unione al di qua dell’Atlantico, dove la competizione sui costi di produzione e sulla fiscalità di vantaggio si realizza tra i Paesi dell’area Ovest e quelli dell’area Est ex comunista, nei quali negli anni passati molti stabilimenti anche italiani hanno attuato forti delocalizzazioni nella più totale assenza di capacità reattiva da parte delle commissioni prima Junker e ora von der Leyen.

Come se non bastasse, la UE si trova a dover fronteggiare al proprio interno l’insorgere di una drammatica questione morale che potrebbe rallentare ulteriormente i già cavillosi meccanismi procedurali decisionali.

L’editoriale di AZ

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