Meloni, dopo la prima alla Scala la scalata per scongiurare il temuto Esercizio Provvisorio del Bilancio

Il Capo del Governo, dopo avere preso parte al concerto simbolo del più alto rendezvous istituzionale nel più importante teatro di Milano e d’Italia, si appresta a tornare a Roma con la prospettiva di dover passare al vaglio i 3100 emendamenti presentati da opposizione e maggioranza, Fratelli d’Italia compresi, e le non poche richieste di miglioramento avanzate dalla triplice sindacale su salari, pensioni e lotta all’evasione.

La sensazione generale, che trapela dagli stessi ambienti del centrodestra, è che nel tentativo di voler abbracciare tutte le categorie si sia finito con il concedere poco a ciascuna, e nel cercare di non lasciare indietro le persone più vulnerabili si siano tolte tutele a chi ancora non lo è ma potrebbe diventarlo presto.

Le organizzazioni sindacali del lavoro dipendente e dei pensionati, a partire dalla UIL di Piercarlo Bombardieri, criticano la scelta di voler demandare tutto a ulteriori tavoli di confronto sui singoli temi e settori, quando sono chiari fin d’ora i problemi delle categorie: ossia la riduzione irrisoria del cuneo fiscale, che lascerebbe nelle buste paga più basse da 20 a 30 euro al mese in più, e il taglio eccessivo alla indicizzazione delle pensioni a partire da una soglia non d’oro ma d’argento, ossia 2100 euro lordi al mese.

Alla stessa maniera, troppo limitato è il margine ISEE entro il quale viene concentrato il bonus per fronteggiare il rincaro delle bollette di luce e gas, mentre sul disaccoppiamento tra il prezzo del gas e il prezzo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili le soglie che girano per quest’ultimo sono considerate non sufficientemente protettive nei confronti delle utenze finali.

Insomma, lo spettro dell’esercizio provvisorio del bilancio statale è tutt’altro che fugato, e a tale proposito si ricordi che l’Italia ha dovuto ricorrere allo stesso per ben 33 volte, con la differenza che oggi una simile eventualità desterebbe più di un allarme nella vasta comunità di risparmiatori e investitori istituzionali che devono sottoscrivere o rinnovare, nei prossimi dodici mesi, quasi 500 miliardi in titoli del debito pubblico necessari a garantire la continuità di spese non comprimibili.

Secondo la leader di Fratelli d’Italia e nuova inquilina di palazzo Chigi, non ci sono le condizioni per accogliere tutte le richieste integrative e migliorative, comprese quelle che a lei stessa non dispiacerebbero affatto – a cominciare da una più incisiva diminuzione del costo fiscale e contributivo del lavoro – ma rimane il nodo di risorse contate e ipotecate prima ancora di fare salpare la nuova manovra economica. Tuttavia, su capitoli come una maggiore indicizzazione delle pensioni, la promessa del Premier è di cercare di offrire più spiragli di rivalutazione a beneficio dei redditi medi, quegli stessi già esclusi dal bonus bollette.

Non meno caldo il fronte legato alla reintroduzione dei voucher: i cosiddetti ticket per il lavoro occasionale, da utilizzare in particolare per fronteggiare speciali picchi di domanda nei settori dell’agricoltura e dei pubblici esercizi, quindi del turismo, secondo Bombardieri della UIL fanno riferimento a segmenti di attività economica dove i casi di caporalato e di violazione delle più minime e basilari condizioni contrattuali e orarie sono notoriamente diffusi oltre ogni media, e la riattivazione dei voucher metterebbe fine agli ultimi argini di tutela rimasti causando il dilagare incontrollato del lavoro povero e non tutelato a livello previdenziale soprattutto a danno dei giovani.

Non è un caso che perfino le associazioni degli albergatori si siano dichiarate perplesse e poco convinte sull’opportunità di estrarre dal cassetto uno strumento così divisivo e contestato, rispetto ad altri in grado di consentire dei margini di flessibilità con l’adozione di contratti più strutturati a beneficio del lavoratore.
Punti sui quali Meloni ha garantito una rigorosa vigilanza contro gli abusi, resta però da vedere con quali risorse umane e organizzative, dal momento che non è possibile fin da adesso procedere con controlli simmetricamente capillari.

Un particolare rimane da vedere: Fratelli d’Italia e la maggioranza in carica dallo scorso ottobre, per sfoltire la giungla degli emendamenti in Parlamento, utilizzeranno quella “ghigliottina” tanto contestata quando erano all’opposizione degli allora esecutivi di centrosinistra?

Dalla prima alla Scala ai giri di valzer tra la propria maggioranza e le opposizioni politiche e sindacali – per quanto queste ultime internamente non coese -, per la prima donna Premier dell’Italia tenere il passo si annuncia tutt’altro che semplice lungo le prossime tre fondamentali settimane.

Il direttore editoriale Alessandro Zorgniotti

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