Giuseppe De Noia è il nuovo presidente nazionale di Anabio-Cia

Giuseppe De Noia è il nuovo presidente di Anabio, l’associazione per il biologico promossa da Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore pugliese, di Terlizzi, 51 anni, è stato proclamato dall’Assemblea elettiva nazionale, riunita a Roma presso l’Auditorium Giuseppe Avolio.

De Noia, imprenditore agricolo fin da giovanissimo, è il titolare di un’azienda olivicola e vitivinicola, in conduzione biologica e certificata, a cui affianca la coltivazione di ciliegie e fiorone Domenico Tauro, prodotto tutelato in biodiversità. Attualmente è presidente di Cia Levante (Bari e Bat), oltre a far parte del Comitato di gestione e amministrazione del Distretto Florovivaistico e del Cibo di Puglia e del Consiglio della Camera di Commercio di Bari in rappresentanza del settore primario. Ora sarà alla guida di Anabio-Cia per i prossimi quattro anni, succedendo a Federico Marchini, al vertice negli ultimi due mandati.

“L’Italia oggi è chiamata a difendere un primato prestigioso nel settore biologico – ha detto De Noia -. Il nostro Paese vanta la più alta percentuale di superfici bio sul totale (17%), a fronte di una media europea ancora ferma al 9% e ben lontana dall’obiettivo del 25% indicato dal Green Deal per il 2030”.

Un target importante che, invece, “noi possiamo centrare, arrivando a toccare i 3 milioni di ettari coltivati a bio dai 2,2 milioni attuali”, ma per farlo “dobbiamo informare e sostenere le aziende agricole affinché beneficino appieno di tutti i nuovi strumenti, normativi ed economici, necessari per affrontare la crisi globale e diventare davvero protagonisti e custodi della transizione verde in agricoltura, coniugando ovviamente la sostenibilità alla produttività e alla sicurezza alimentare”.

Per il neo presidente di Anabio-Cia, quindi, il nuovo quadro normativo in materia, con il Regolamento Ue da un lato e la legge nazionale sul biologico dall’altra, così come le cospicue risorse stanziate per il comparto, quasi 3 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, “dovranno fare da spinta per una ulteriore crescita del settore, soprattutto in una fase come questa, segnata prima dalla pandemia e ora dalla guerra, con i rincari dell’energia e delle materie prime e l’inflazione alta”.

Tutte emergenze che hanno conseguenze anche sul biologico, sia per le aziende affogate dai costi di produzione triplicati, sia per le famiglie, con i consumi domestici di bio scesi per la prima volta (-0,8%) nell’ultimo anno. Ecco perché, ha continuato De Noia, “è fondamentale che i fondi in arrivo vengano spesi al meglio, rilanciando il biologico Made in Italy, che oggi supera i 5 miliardi di euro in valore, a partire dai consumi interni”. In questo senso, “la legge sul biologico prevede strumenti strategici per lo sviluppo integrato del comparto, come l’istituzione dei distretti biologici, delle filiere bio, del marchio biologico italiano, oltre a investimenti in ricerca, formazione e innovazione” a cui associare “un’efficace attività di promozione ai cittadini sui valori del bio, anche per contrastare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità”.

Per raggiungere tali obiettivi,” adesso è il momento di fare rete, con le istituzioni, le associazioni del settore e, in primis, con le aziende agricole di tutto il territorio nazionale”, così come “bisogna rinvigorire e massimizzare le sinergie tra Anabio e le altre realtà promosse da Cia, quali ad esempio Turismo Verde e la Spesa in Campagna, anche per rispondere alla crescita dei nuovi canali di vendita (+5%) come mercatini, Gas e vendita diretta”.

Insomma, “ora dobbiamo tenere alta l’asticella -ha concluso De Noia- rimboccarci le maniche e usare questa fase per far crescere tutta l’agricoltura italiana”.Al neo eletto presidente di Anabio, i primi auguri sono arrivati dal numero uno di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha chiuso l’Assemblea. “L’Italia crede nel biologico, come dimostrano le risorse e i progetti in campo -ha dichiarato-. Per questo siamo con Anabio anche in questa sfida: lavorare insieme per fare del bio il motore reale del cambiamento, attraverso qualità, ricerca, nuove tecnologie, aggregazione, sostenibilità. Il biologico è un settore strategico e deve continuare a esserlo, non solo per la transizione verde, ma per tutta l’agricoltura”.

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