Rama: “La bandiera dell’Europa innalza anche la nostra missione per il futuro della Ue e dei nostri giovani”

La commozione del Premier albanese: “Oggi non è l’inizio della fine, è la fine dell’inizio”. “Oggi non è l’inizio della fine, oggi è la fine dell’inizio. Grazie, Europa!”. Con queste parole, esclamative e commosse, il Premier dell’Albania, Edi Rama, in missione a Bruxelles assieme al proprio collega della Macedonia del Nord Dimitri Kovacevski, ha salutato l’avvio dei lavori della prima Conferenza intergovernativa per i negoziati di adesione dei due Stati balcanici all’Unione Europea.

Una data storica, quella di martedì 19 luglio 2022 nella Capitale delle Istituzioni comunitarie, e che lo stesso Rama ha inteso celebrare il giorno dopo a Tirana, con una pubblica cerimonia davanti al palazzo del Governo presiedendo, assieme al capo della locale delegazione diplomatica UE Alexis Hupin, l’innalzamento della Bandiera dell’Unione accanto a quella dell’Aquila a due teste della Repubblica d’Albania.

Il Premier Edi Rama con il capo della delegazione dell’Unione Europea in Albania, Alexis Hupin

“Un innalzamento non solo simbolico ma anche e anzitutto attinente al salto di qualità dell’impegno che, come Istituzioni e cittadini, assumiamo nei confronti degli altri Paesi dell’Europa e delle generazioni future del nostro Paese. Fin qui è stata premiata la pazienza da noi dimostrata nei confronti di questo giorno atteso da moltissimo tempo, da adesso in avanti dovrà essere premiata la nostra competenza e responsabilità nel condurre i vari punti del negoziato in un cammino che non diventa più semplice ma al contrario accresce le sfide, e con queste le opportunità, della società e dell’economia albanesi”.

In primo piano, l’Ambasciatrice statunitense Yuri Kim con il vice premier d’Albania Arben Hametaj

In uno degli anni in assoluto più complicati per il vecchio Continente, che aveva salutato l’avvento del 2022 come il momento che avrebbe dovuto segnare la definitiva ripartenza economica e sociale dopo i precedenti 24 mesi tragici e terribili della pandemia da coronavirus – tuttora in corso sebbene in un contesto oramai di acquisita convivenza con il rischio sanitario reso gestibile dal susseguirsi delle campagne preventive e vaccinali – è proprio dall’altra parte dell’Adriatico, dai Balcani occidentali, che sono giunti i principali motivi per lavorare in maniera congiunta e partecipata a un rafforzamento e ampliamento dell’architettura funzionale e democratica dell’Unione e degli organismi di governo sovranazionale globale, ONU in primis.

Negli stessi giorni in cui l’Albania, assieme alla Macedonia del Nord, volava a Bruxelles per la Conferenza intergovernativa di debutto, la Croazia, Paese membro della UE da dieci anni, annunciava il proprio ingresso nella Eurozona che scatterà a tutti gli effetti dal prossimo primo gennaio con l’entrata in circolazione dell’Euro come unica moneta ufficiale di Zagabria.

Il cammino di integrazione comunitaria europea del Paese delle Aquile è la risultante di un incisivo e per molti versi coraggioso impegno riformatore interno accelerato ulteriormente dalla seconda parte del 2013 con l’insediamento del primo Governo socialista di Edi Rama, confermato nelle successive tornate politiche elettorali del 2017 e del 2021.

Il parterre delle autorità istituzionali e diplomatiche: in prima fila a destra, il nostro Ambasciatore Fabrizio Bucci

Lo status di Nazione candidata alla UE venne ufficializzato nel 2014, e nel corso degli otto anni seguiti una serie di provvedimenti strutturali, varati dalle Istituzioni governative e parlamentari albanesi con il sostegno delle cancellerie e diplomazie europee e statunitensi, ha reso il percorso verso Bruxelles sempre meno accidentato e sempre più lineare. Su tutte, la riforma della Giustizia, più recentemente rafforzata dalla delibera di ridisegno e semplificazione delle circoscrizioni giudiziarie.

Ma non solo: a essa si devono aggiungere la crescente digitalizzazione che ha riguardato il 98 per cento dei pubblici sportelli ricevendo elogi dalla Banca europea di ricostruzione e sviluppo; il riassetto del mercato dei capitali che ha introdotto in via definitiva e obbligatoria il concetto di informazione-educazione al cittadino risparmiatore; l’entrata in vigore della inedita legge sulle start up (e sull’ecosistema formativo, tecnologico e finanziario alle stesse favorevole) che porta il nome della Ministra dell’industria Edona Bilali, artefice altresì con la collega di Governo alle infrastrutture e si trasporti, Belinda Balluku, della prima edizione del salone dell’auto e dell’automotive ospitata con successo di adesioni dall’estero nel moderno Tirana Expo City.

Infine, ma non per ordine di importanza, una pluralità di innovazioni ordinamentali, dall’istituzione dei GAL, gruppi di azione locale in agricoltura, alla progressiva apertura del mercato energetico, che stanno moltiplicando le manifestazioni di interesse da parte di primari investitori titolari di progetti per la diversificazione produttiva e di approvvigionamento delle materie prime nei settori dell’agroalimentare e delle fonti sia rinnovabili (solare, fotovoltaico ed eolico, che affiancano la storica vocazione idroelettrica) sia tradizionali a partire dal gas naturale.

A quest’ultimo proposito, deve essere infatti ricordato che l’Albania rappresenta, nei confronti dell’Italia e dunque dell’intera Unione Europea, il fondamentale punto di arrivo del gasdotto TAP prima del transito off-shore nel mare Adriatico e del terminal di Melendugno in Puglia. Lo stesso recente accordo siglato da Ursula Von Der Leyen a Baku, Capitale dell’Azerbaigian, per raddoppiare nel più breve tempo possibile le capacità produttive e di rifornimento dell’importante impianto per il trasporto degli idrocarburi, presuppone che nel Paese delle Aquile dovrà essere costruita una seconda centrale di compressione.

L’editoriale di AZ

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