Tirana stacca il biglietto per Bruxelles: il sì di Skopje premia Open Balkans

Da ieri le delegazioni dei due Paesi balcanici sono nella capitale istituzionale della UE per l’avvio ufficiale dei negoziati di adesione alla famiglia comunitaria europea. Il voto del Parlamento di Skopje, capitale della Macedonia del Nord, ha rappresentato la conferma della validità del progetto Open Balkans: la mini Schengen fortemente voluta dal primo ministro albanese Edi Rama e dal presidente serbo Aleksandr Vucic e rapidamente estesasi allo Stato macedone oggi governato da Dimitri Kovacevski in continuità con il predecessore Zoran Zaev.

Kovacevski, nel corso della seduta parlamentare svolta a Skopje, ha dichiarato: “Porterò in Europa la difesa della nostra Storia e della nostra tradizione identitaria e linguistica. Io sono cittadino macedone e dell’Unione Europea”.

La decisione maggioritaria, e senza alcun voto contrario, dell’assemblea legislativa della Macedonia del Nord, consiste nella accettazione della proposta a proprio tempo formulata dal Presidente francese Emmanuel Macron per risolvere, una volta per tutte, l’impasse determinatasi per effetto del veto opposto dalla Bulgaria, Stato membro della UE, nei confronti di Skopje, per ragioni di rivendicazioni identitarie, storiche e linguistiche (il governo di Sofia ritiene quello macedone un proprio dialetto).

I leader dei Balcani riuniti nel segno di Open Balkans

Il Presidente Macron aveva proposto la creazione di una comunità politica europea in grado di esercitare una forte capacità attrattiva e inclusiva, con l’obiettivo di risolvere la situazione frammentata presente nella vasta area balcanica e di superare l’opposizione di parte bulgara verso l’aspirazione europeista del popolo macedone.

L’adesione dei Balcani occidentali viene considerata prioritaria a maggior ragione dopo lo scoppio della guerra russa in Ucraina. L’approvazione, non senza travagli e non senza forti tensioni con l’opposizione parlamentare interna, della mozione maggioritaria, voluta dal Premier Kovacevski, mozione nella quale viene recepita la proposta di Parigi, accende ufficialmente il semaforo verde all’avvio dei negoziati per l’adesione dell’Albania alla famiglia UE.

Il Premier Edi Rama con il collega macedone Dimitri Kovacevski

Bruxelles, infatti, ai fini dell’avvio della conferenza intergovernativa in merito, aveva indicato la necessità che il dialogo dovesse essere intrapreso in ottica unitaria e concomitante con Tirana in maniera inseparabile da Skopje, in ottica pan-albanese.

Adesso – come ha ricordato il Primo Ministro di Tirana Edi Rama – l’Albania ha finito di essere un ostaggio dei veti altrui, e di una situazione paradossale che si era creata peraltro con uno Stato, la Bulgaria, che ha con il Paese delle Aquile un rapporto di amicizia.

Il dato finale e conclusivo ha però carattere politico: quanto avvenuto a Skopje è la conferma, definitiva, che il progetto Open Balkans – ossia lo spazio di cooperazione anzitutto economica tra Albania, Serbia e Macedonia del Nord, adesso in previsione di estendersi a Montenegro e Bosnia Erzegovina – è perfettamente funzionante e funzionale, come peraltro è confermato dalle statistiche commerciali che vedono un netto protagonismo di Tirana.

Il governo Rama stacca pertanto il biglietto aereo per Bruxelles con l’autorevolezza di una leadership regionale di area vasta riconosciuta altresì dagli Stati Uniti d’America in sede di Nazioni Unite, e condivisa infine dai leader storicamente più ostici come quelli di Belgrado.

L’editoriale di AZ

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