“Capaci” di non dimenticare: trent’anni dopo le stragi di mafia nascono ponti di legalità

La nostra Redazione intende commemorare il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani facendo riferimento all’evento promosso due settimane fa a Tirana dalla nostra Ambasciata. Esattamente trent’anni fa, in quella maledetta afosa estate del 1992, molti dei nostri lettori non erano ancora nati, altri erano studenti – che avrebbero successivamente scelto le facoltà giuridico-economiche per effetto del 23 maggio – altri ancora cittadini che pur nella normalità della vita quotidiana vivevano con inquietudine quei mesi che stavano segnando la fine dell’Italia, in senso politico ed economico, per come era conosciuta fino a quel periodo.

Quando pochi minuti prima delle 18 di sabato 23 maggio, mille chilogrammi di tritolo ridussero in briciole, all’altezza dello svincolo di Capaci, l’autostrada di collegamento tra l’aeroporto di punta Raisi e la città di Palermo, tutti capimmo che nulla sarebbe stato più come prima: dall’atteggiamento non più rassegnato o rinunciatario dell’opinione pubblica, fino alla definitiva determinazione delle istituzioni politiche ad accelerare su provvedimenti antimafia che aspettavano di diventare operativi.

Capaci ha rappresentato prima di tutto un violento scossone che ha fatto crollare il muro della paura e della connivenza forzata che separava tanti, troppi cittadini dal desiderio di ribellarsi a un clima di terrore diffuso in tutta la Sicilia, e non solo, fin dai primi anni Ottanta.

Meno di due mesi dopo, il 19 luglio, mentre il sistema politico partitico era terremotato dalle inchieste milanesi di Mani pulite e il governo Amato era impegnato in una impopolare opera di risanamento finanziario pubblico, il tritolo di Cosa nostra – di Riina e Provenzano da decenni latitanti – dilaniava in via D’Amelio, in pieno centro cittadino palermitano, le vite di Paolo Borsellino, fraterno amico e collega di Falcone, e degli agenti Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.

Simone Luglio e Giovanni Santangelo nello spettacolo teatrale itinerante dal titolo L’ultima estate di Falcone e Borsellino

Le commemorazioni dei due Magistrati italiani, entrambi siciliani, hanno avuto inizio due settimane fa a Tirana, su iniziativa della nostra Ambasciata in Albania e dell’Ambasciatore Fabrizio Bucci, attraverso due eventi articolati in una serata teatrale dal titolo “L’ultima estate”, interpretata da Simone Luglio e Giovanni Santangelo nei ruoli di Falcone e Borsellino diretti da Chiara Callegari, e in un convegno che il giorno dopo ha riunito alti magistrati e ufficiali della guardia di finanza con la partecipazione diretta del Senatore e giornalista coraggio Sandro Ruotolo e l’intervento on-line di Salvatore Borsellino, e il messaggio di saluto non solo formale e programmatico del governo d’Albania (con i Viceministri Adea Pirdeni e Julian Hodaj).

“Falcone e Borsellino sono un patrimonio straordinario dell’Italia e anche dall’Albania, perché il loro esempio morale e civile e le loro iniziative e professionali hanno ispirato provvedimenti decisivi e fondamentali che oggi sono qui assunti come esempio e come modello normativo”, ha ricordato tra gli applausi di un pubblico di giovani e di autorità un commosso Ambasciatore Fabrizio Bucci.

La devastante scena di Capaci dopo lo scoppio del tritolo: come ha spiegato a Tirana il Senatore Sandro Ruotolo, all’epoca inviato di Samarcanda e di Michele Santoro per Rai 3, il 23 maggio rimane una ferita aperta e dolorosa per tutti

La nostra redazione intende commemorare con queste parole, dall’Albania, due Uomini che hanno segnato per sempre il salto qualitativo nella lotta alla criminalità mafiosa e, con essi, il sacrificio di familiari e tutori dell’ordine che non vennero mai meno al proprio compito e missione di garantire in ogni caso vicinanza e tutela.

L’ordinamento giudiziario ed economico albanese reca oggi al proprio interno disposizioni molto qualificanti come il recepimento del 41 bis (cosiddetto carcere duro o regime di detenzione speciale), provvedimenti a favore dei collaboratori di giustizia e norme dedicate alla confisca e al riutilizzo dei patrimoni dei boss mafiosi per la creazione di imprese sociali e legali.

Grazie, Falcone e Borsellino! Saremo sempre Capaci di non dimenticare e di essere all’altezza dell’esempio etico e professionale, perché questo è il debito morale e di gratitudine più grande che siamo chiamati ad adempiere.

L’editoriale di AZ

Edizione straordinaria

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