Il super bonus? Per le banche è diventato un super malus

Le disposizioni antifrodi del governo Draghi hanno saturato i cassetti fiscali degli istituti, Intesa Sanpaolo e Unicredit in primis, incagliando la possibilità di accogliere nuove domande attraverso il trasferimento dei crediti pregressi a nuovi cessionari. Storia di un bonus, che avrebbe dovuto rilanciare l’economia italiana del post pandemia valorizzando l’edilizia diffusa, diventato un malus a causa di regole che si sono stratificate nel tempo con l’obiettivo di bloccare le frodi ma che rischiano adesso di bloccare gli investimenti reali.

Il super eco bonus del 110 per cento venne introdotto dal governo Conte bis nel 2020 per consentire al maggior numero possibile di famiglie, compresi gli inquilini dell’edilizia residenziale pubblica, di riqualificare la propria abitazione con lo strumento della moneta fiscale attraverso tre modalità: la fruizione diretta della detrazione nel caso di contribuenti in grado di anticipare gli interventi con risorse proprie; lo sconto in fattura corrispondente praticato dall’azienda esecutrice delle opere edilizie e impiantistiche; la cessione a terzi, compresi gli intermediari finanziari e bancari.

Chiaramente, le ultime due opzioni sono state quelle più utilizzate, ma alcune carenze normative di base – a partire dalla fissazione fin dall’inizio dei costi standards dei materiali costruttivi e dal mancato coinvolgimento delle Camere di commercio alle quali compete da sempre la redazione dei prezzari delle opere edili – hanno creato situazioni di opacità e fatto emergere successive presunte frodi di importo unitario anche piuttosto elevato. In pratica, è stato appurato che la moneta fiscale del super eco bonus sarebbe servita a finanziare operazioni che con le riqualificazioni e ristrutturazioni delle case e degli immobili residenziali non avevano nulla a che vedere.

Uno dei principali motivi di contrasto tra Giuseppe Conte e Mario Draghi ha riguardato la differente valutazione assegnata alla bontà del super eco bonus del 110%

Quindi il governo Draghi, da sempre diffidente verso il meccanismo del super eco bonus, ha stabilito per decreto degli accorgimenti finalizzati a imporre dei valori massimali sui costi detraibili dei materiali e a limitare numericamente le possibilità di cessione del credito fiscale maturato. Il primo provvedimento è intervenuto nel pieno dell’esplosione del caro materie prime a livello internazionale – seguito alla riapertura post pandemica dell’economia globale e aggravato dallo scoppio della guerra russa in Ucraina – mentre il secondo ha causato una successiva sovra esposizione del settore bancario nel cui cassetto fiscale giacciono oramai 40 miliardi di crediti da super eco bonus che, ai sensi delle disposizioni di legge introdotte, non potranno mai essere utilizzati né fruiti da Istituti come Intesa Sanpaolo (che ne detiene addirittura per 20 miliardi) e Unicredit; a meno che non si riattivi il meccanismo della cedibilità che consentirebbe l’accoglimento di ulteriori domande.

Tempo addietro, sul tema era intervenuta l’associazione delle banche italiane ABI, attraverso il direttore generale Giovanni Sabatini, il quale aveva proposto di estendere a tutti i soggetti cessionari il medesimo obbligo vigente in capo agli Istituti creditizi, ossia il dovere di segnalare comunque ai competenti uffici di vigilanza della Banca d’Italia ogni avvenuta cessione, poiché sarebbe stato sufficiente un tale passaggio a mettere per esempio in evidenza l’infiltrazione, nella filiera dei passaggi concatenati al super eco bonus, di società di comodo e di soggetti aziendali ex novo non di rado privi di requisiti tecnico professionali necessari a garantire l’esecuzione di opere edilizie e impiantistiche e la sicurezza del lavoro e dei cantieri.

Un recente intervento al decreto energia apre la via alla liberalizzazione nell’installazione di pannelli solari e fotovoltaici per autoproduzione di energia elettrica e termica: si colmerebbe un’altra lacuna che ha finora impedito all’Italia di abbassare le bollette

La circostanza che occorra un diverso regime legislativo che unifichi e coordini i vari strumenti di moneta fiscale, applicati alle costruzioni, si ricava da un altro assunto statistico: sebbene l’attenzione del governo e della pubblica opinione si sia focalizzata sul credito d’imposta del 110 per cento, il maggior numero di casi di abuso, presunti o definitivamente accertati, derivano da un altro versante, quello del bonus facciate. Fino a quando non si arriverà alla creazione di meccanismi unitari negli incentivi fiscali all’edilizia privata, si assisterà sempre al carosello di uno Stato che cerca di risolvere complicando e di investitori insidiati dalla speculazione.

L’editoriale di A.Z

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