Sorpresa: per arginare gli effetti economici della guerra in Ucraina, il piano di Rama supera quello di Draghi

Quattro miliardi e 400 milioni di euro messi in campo da Mario Draghi per l’Italia, 235 milioni di euro equivalenti impegnati a bilancio da Edi Rama per l’Albania. I valori assoluti sono un dato, ma assumono un significato del tutto diverso se relazionati alla cosiddetta media per abitante, in termini tecnici la cosiddetta spesa pro capite per fare fronte alle conseguenze economiche del conflitto russo ucraino nei mercati domestici dei nostri due Paesi.

La redazione delle Banche d’Italia ringrazia il collega ed eccellente vignettista Danilo Paparelli per il bellissimo e magistrale contributo dedicato al conferimento del Leone d’oro di Venezia alla Carriera del Professor Beppe Ghisolfi, riconoscimento che sarà materialmente assegnato venerdì 25 marzo nel capoluogo veneto

Sulla base dei censimenti più aggiornati, la popolazione del Belpaese – in calo purtroppo continuo nonostante l’apporto dell’immigrazione regolare – all’inizio di quest’anno risulta non superiore a 59 milioni 300.000 abitanti, mentre coloro che vivono nel Paese delle Aquile non raggiungeranno quest’anno i 2,9 milioni. Procedendo quindi a dividere i complessivi impegni di risorse per le rispettive popolazioni nazionali, emerge che – oltre al fattore della tempistica che ha visto Tirana anticipare Roma nell’adozione del pacchetto di misure per la gestione dell’economia di guerra – Rama ha messo a disposizione circa 81 euro per abitante in Albania, Draghi 74 euro pro capite in Italia.

Chiaramente sono medie aritmetiche le quali devono tenere conto di ulteriori variabili, in quanto gli interventi si concentrano e focalizzano su determinate categorie economiche e sociali: sul versante qualitativo, per esempio, il Premier Rama ha finalizzato ogni sforzo delle finanze statali a favore delle famiglie utenti finali di elettricità e delle micro e piccole imprese, individuate come tali ai sensi della legislazione domestica sull’Iva, al fine di scongiurare fin dallo scorso autunno il rincaro della bolletta, mentre il Governo italiano ha privilegiato interventi a carattere più frazionato e diffuso che nei fatti non hanno impedito quei rincari generalizzati a cui adesso si è cercato di porre rimedio aumentando le soglie di reddito familiare beneficiate dallo scudo antirincari. Insomma, Tirana ha fatto scuola a Roma, e anche questa è da intendersi come cooperazione.

L’editoriale di A.Z

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