Dopo lo Swift, il Wto? Che cosa vorrebbe dire per la Russia perdere lo status di Nazione favorita nel Commercio mondiale?

Dopo lo Swift, un secondo fronte di esclusione della federazione Russa dalle dinamiche economiche globali potrebbe materializzarsi alla voce del Wto. Di che si tratta? Dell’organizzazione mondiale del commercio – in inglese world trade organization -, una comunione associativa che riunisce 164 entità partecipanti tra Stati e unioni doganali, con l’obiettivo di integrare i Paesi di sviluppo e le economie emergenti nelle possibilità messe a disposizione dai mercati occidentali a fronte del rispetto e della osservanza di minime condizioni ambientali, sociali, lavorative e umanitarie secondo standards pacificamente accettati.

Facile a proclamarsi, difficile a realizzarsi. Basti ricordare che la Cina ne fa parte addirittura dal 2001 – sulla base di negoziati che furono intrapresi da Clinton (USA) e Prodi (UE) – mentre la federazione Russa è stata ammessa soltanto nel 2012, e negli anni della loro appartenenza al WTO sono state più di una le frizioni con gli Stati occidentali a causa delle reiterate violazioni delle norme finalizzate a impedire la concorrenza sleale. Era stato il presidente americano dell’epoca, Donald Trump, appena eletto alla casa Bianca nell’autunno 2016, a ipotizzare un ridimensionamento del ruolo di Pechino nel commercio internazionale proprio tramite l’attivazione di una clausola che consente la revoca dello status di Nazione favorita: precetto che in origine era stato immaginato per agevolare la transizione di Paesi in via di sviluppo corrispondenti a importanti mercati di destinazione delle merci da Occidente.

Ngozi Okonjo-Iweala, ex Ministra della Nigeria, attuale Direttrice generale del WTO

All’atto pratico, tuttavia, per motivi opportunistici detta clausola ha trovato sempre applicazioni molto permissive, sebbene di estromissione del Paese del dragone dall’organizzazione mondiale del WTO si fosse tornato a parlare dopo lo scoppio della pandemia e l’emergere di indizi che indicavano l’origine cinese del nuovo coronavirus e fattori di colpa grave nel mancato freno alla diffusione del covid 19 su scala planetaria.

Adesso sarebbe la volta della Russia di Putin per quello che riguarda la prospettiva di essere messa alla porta da questa associazione che ha sede a Ginevra ed esprime il 97 per cento degli interscambi nel Globo: la commissione Von Der Leyen, nel mettere a punto il quarto pacchetto di sanzioni contro Mosca, ha condiviso l’orientamento di Stati Uniti e G7 a private la Russia del titolo di Paese più favorito. La conseguenza sarebbe la possibilità di applicare dazi doganali e restrizioni fiscali e normative di vario genere ai prodotti in arrivo dallo Stato così sanzionato.

In considerazione del fatto che la federazione presieduta da Putin esporta principalmente materie prime combustibili, energetiche e agricole, il suo progressivo isolamento in seno al WTO implica il totale rivoluzionamento dell’asse occidentale per quel che attiene al baricentro delle traiettorie di cooperazione sulle cosiddette commodities, con un ruolo di alcuni Paesi mediorientali e dell’Africa centro settentrionale destinato inevitabilmente a crescere e rinforzarsi nella geografia e nella mappa geoeconomica prossima futura dell’organizzazione mondiale del commercio.

L’editoriale di A.Z

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