Draghi: “Serve un Recovery Plan di guerra”

Il Premier italiano Mario Draghi, reduce da recenti colloqui con la Presidente della commissione UE di Bruxelles Ursula von der Leyen, ha discusso i temi della nuova agenda comune derivante dagli scenari, non previsti allo scorso 31 dicembre, di un’economia di guerra come quella nostro malgrado inaugurata dall’unilaterale aggressione russa dell’Ucraina.

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L’aggravamento delle sanzioni finanziarie e commerciali e la spinta a una più rapida diversificazione delle fonti energetiche hanno dominato i colloqui tra le due autorità istituzionali, creando le premesse di ragionamenti destinati a essere presto affrontati: a partire dalla riscrittura attualizzata del recovery fund e del next generation EU sia per quanto riguarda gli importi finanziari, da aggiornare rispetto agli aumentati costi base delle materie prime agricole ed edilizie, sia in ordine alle tempistiche di raggiungimento degli obiettivi della cosiddetta transizione verde.

La necessità di ridurre fin d’ora il livello eccessivo di dipendenza da gas, petrolio, cereali e chimica fertilizzante di provenienza russa, impone da una parte di semplificare i regimi autorizzativi necessari all’impianto e alla gestione di centrali – da quelle domestiche a quelle di area vasta – per la produzione autonoma di energia da fonti rinnovabili fotovoltaiche, idroelettriche, da biomasse, e per la rigassificazione.

In parallelo, la transizione generale potrebbe richiedere più tempo per via della necessità di programmare progetti e iniziative di ricerca pubblico privata funzionali a individuare alternative agli idrocarburi in grado di sviluppare lo stesso potenziale energetico, così come prodotti diversi di chimica verde per la fertilizzazione in agricoltura che eviti l’inflazione alimentare e crei le basi di una nuova cooperazione nel contesto euromediterraneo con i Paesi dell’Africa centro-settentrionale. Secondo Draghi, tra riscrittura del recovery fund e fonti di finanziamento ex novo, il piano di resilienza della UE per l’economia di guerra dovrebbe ammontare a 100 miliardi almeno.

L’editoriale di A.Z

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