Accelerare sulla sovranità alimentare fin dai fertilizzanti: monito dei Coltivatori diretti

Gas naturale, grano e mais, ingredienti chimici fertilizzanti: è questo il tridente che rischia di infilzare l’agroalimentare italiano finito sotto il tiro delle speculazioni internazionali e delle ritorsioni russe fin da prima del conflitto in Ucraina. Le incidenze percentuali sono di quelle che incutono autentica paura: dai Paesi in conflitto (ai quali va aggiunta la Bielorussia alleata di fatto di Putin) acquistiamo la gran parte degli ingredienti che importiamo per le attività di coltivazione e di concimazione, e che determinano una nostra dipendenza estera superiore al 60 per cento per il grano destinato alla dieta umana, e al 50 per cento per il mais finalizzato alla nutrizione degli animali da allevamento.

Copertina del nuovo bellissimo libro di Beppe Ghisolfi

Come se non bastasse, dalla sola Russia ci approvvigioniamo in misura del 25 per cento per procurarci le sostanze chimiche fertilizzanti “poiché – come ha ricordato Marcello Bonvicini Presidente di Confagricoltura per l’Emilia Romagna – necessita ogni anno di 2 milioni e mezzo di tonnellate di fertilizzanti, la grande maggioranza dei quali provenienti da sostanze minerali esclusivamente d’importazione, a fronte della possibilità per noi di produrre soltanto una piccola quota in particolare di origine organica”.

Giovanni Toffoli Presidente di Federchimica Assofertilizzanti

Un problema di grave serietà del quale, per gli aspetti industriali, si fa carico e portavoce il dirigente confindustriale nazionale Giovanni Toffoli, che rappresenta le 58 imprese associate a Federchimica – Assofertilizzanti. Questo scenario rischia di causare oltre all’inflazione alimentare una destabilizzazione geopolitica e geoeconomica dell’area euromediterranea, a causa della penuria di cibi primari che diverrebbero inaccessibili per un numero crescente di cittadini degli Stati nordafricani indotti, a quel punto, a tentare e a rischiare la traversata del mare per raggiungere il vecchio continente.

Ettore Prandini a capo della federazione nazionale di Coldiretti
Marcello Bonvicini al vertice di Confagricoltura Emilia Romagna

La soluzione resta una e ineludibile: il perseguimento di una piena sovranità alimentare che parta dalle due componenti strumentali dell’energia e della concimazione, perché diversamente non sarà sufficiente il pur doveroso recupero di terreni fertili da sottrarre alla urbanizzazione per incentivare un crescente ritorno ai campi, incentivi che – come ha ricordato Ettore Prandini a capo della federazione nazionale dei coltivatori diretti – “dipendono altresì dallo sviluppo di accordi di filiera che siano in grado di riconoscere il giusto prezzo ai produttori di grano italiano, non di rado spiazzati a favore della stessa categoria di prodotto proveniente dal Canada dove però la coltivazione ammette soluzioni fertilizzanti qui da noi non consentite. Mentre sul fronte della mangimistica animale siamo in attesa del più volte annunciato e promesso piano proteico nazionale per gli allevamenti”.

L’editoriale di A.Z

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