Altro che pace fiscale: mezzo milione di aziende italiane a rischio chiusura

Il governo Draghi non ha ulteriormente prorogato la rottamazione delle cartelle esattoriali, con la conseguenza del rischio di porre fine all’esistenza produttiva e occupazionale di alcune centinaia di migliaia di imprenditori. Nonostante gli allarmi preventivi lanciati da tributaristi e categorie, i ministri economici Daniele Franco e Giancarlo Giorgetti non hanno introdotto alcuna correzione per consentire procedure agevolate di abbattimento concordato del debito connesso a situazioni involontarie di crisi spesso aggravate da emergenze internazionali.

Messaggio promozionale: il nuovo libro di Beppe Ghisolfi è già in vendita

Nel silenzio generale dell’attenzione doverosamente rivolta alle emergenze belliche e umanitarie in atto nell’Europa orientale, una più sotterranea guerra economica rischia di deflagrare entro i confini di casa nostra.
Le vittime sono state stimate in 500.000 imprese, perché tante sono quelle che lo scorso 14 dicembre non sono riuscite a ottemperare al versamento della periodica rata imposta dall’ennesima rottamazione deliberata dal governo Draghi ma da questi non più prolungata neppure all’interno del più recente “mille proroghe”.

L’ex ministro delle finanze Rino Formica, oggi 95 anni, tuttora economista e analista politico molto stimato e alto dirigente dello storico PSI

Si tratta del 43 per cento del totale della platea che era interessata da quel tipo di “agevolazione”, che tale in realtà non si può chiamare poiché non si è mai trattato di una reale pace tributaria bensì di un semplice differimento di scadenze precedenti. La macchina dell’agenzia delle entrate viene pertanto autorizzata in automatico a intraprendere le procedure normali di recupero esecutivo con l’aggiunta di sanzioni e interessi non di rado più elevati dall’importo del debito nominale originario che non è stato possibile saldare in tempo.

Daniele Franco e Giancarlo Giorgetti: la tenaglia fiscale rischia di mettere in difficoltà una parte molto importante di tessuto aziendale diffuso

Formalmente si cercherà di portare nelle casse dello Stato, ossia del governo Draghi, quasi 2 miliardi e mezzo di euro, tuttavia la prospettiva di fallimenti seriali rende fin da ora lontano il raggiungimento di una simile somma, poiché io ristori non sufficienti stanziati da Conte e da Draghi nei periodi di pandemia hanno portato per intanto numerose attività economiche a contrarre debiti per la loro sopravvivenza ordinaria.

Lo stesso direttore generale dell’agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, in una propria audizione parlamentare, ha comunicato che sono all’incirca 400 i miliardi di euro iscritti a ruoli facenti riferimento a soggetti falliti, deceduti o privi di mezzi materiali e come tali non recuperabili e destinati a ingigantire la voce di bilancio corrispondente ai residui attivi, con annessi costi di gestione e di manutenzione contabile per lo Stato e gli altri enti pubblici creditori.

Le aziende coinvolte dalle oramai imminenti procedure esecutive potranno utilizzare unicamente gli strumenti messi a disposizione dalla legge Monti del 2012 e dalla riforma del codice di crisi del 2020, puntando sull’attivazione dello strumento abbastanza rapido e snello del concordato preventivo con riserva. Ciò significa pur sempre e in ogni caso che il governo e i partiti che ne fanno parte non saranno stati in grado di salvaguardare il tessuto connettivo delle imprese che in Italia sono un tutt’uno sovrapposto e intersecato, anche sul piano delle garanzie conferite alle banche, con le famiglie dei loro titolari.

Care Lettrici delle Banche d’Italia, con il simbolo dell’Aquila d’Albania a due teste, simbolo di fratellanza tra Ovest ed Est, e con le ali eccezionalmente dispiegate a mimosa, la Redazione augura buona settimana internazionale della Donna, con il cuore volto all’Ucraina e alle vittime di violenza

Sarebbe forse il caso di riprendere le intuizioni del mai dimenticato ministro socialista delle finanze Rino Formica, che di recente ha festeggiato 95 anni lo scorso primo marzo: una pace fiscale autentica, fondata non più su caotici rinvii (onerosi sia per lo Stato che per i contribuenti) e fondata su un vero e proprio patto transattivo tra ufficio delle entrate e azienda debitrice, con l’impegno per quest’ultima a versare una quota in percentuale del solo debito nominale originario – senza sanzioni né interessi e con l’unica rivalutazione ai sensi dell’inflazione programmata fissata dall’INPS – e a riprendere al cento per cento la propria attività in un contesto di piena regolarizzazione per il presente e il futuro. Sarebbe una sorta di ristoro differito, forse il più efficace di tutti per riprendere davvero il cammino di sviluppo interno oltre ogni emergenza internazionale.

L’editoriale di A.Z

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...