Russia declassata a livello speculativo dalle Agenzie di rating: i titoli sovrani emessi in rubli non staccano le cedole e vanno verso il default internazionale

La madre di tutte le sanzioni, ossia lo SWIFT – cinque lettere decisive delle quali il Banchiere scrittore Beppe Ghisolfi ci parlerà con la consueta chiarezza domenica sera in TV sulla 7 da Massimo Giletti – sta producendo i propri effetti immediati, terremotando il mercato finanziario russo e recidendo con forza i suoi collegamenti internazionali. Le principali agenzie di rating, il cui periodico giudizio conferisce una patente di credibilità su scala globale alle Istituzioni sovrane che lo ricevono, hanno infatti disposto il declassamento della Russia e della solvibilità del suo debito al livello speculativo più basso, ora definito “spazzatura” secondo il gergo degli analisti che si occupano di stilare i relativi indici di affidabilità e di convenienza all’acquisto dei titoli di quei soggetti emittenti.

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Una simile valutazione corrisponde, di fatto, a un invito per tutti a tenersi totalmente alla larga dalle obbligazioni provenienti dal Governo di Mosca e dalle entità istituzionali della Federazione Russa. La conseguenza, a strettissimo giro di posta, è che le emissioni in rublo comportano la automatica insolvenza a danno dei loro sottoscrittori, i quali subiranno mancati pagamenti di cedole, e dunque di interessi, per circa 29 miliardi di dollari equivalenti.
Nei giorni scorsi, la Banca centrale russa ha disposto, ma con effetti pressoché nulli in conseguenza dell’embargo finanziario inflitto dalle autorità europee e statunitensi, l’innalzamento dei tassi fino al 20 per cento, con l’obiettivo di frenare la caduta libera del rublo, di fatto una valuta non più accettata negli scambi mondiali, e di evitare il fallimento del debito sovrano federale.

Banca Centrale russa
Il governo tirannico di Putin si appresta pertanto a confrontarsi con tensioni destinate a crescere in parallelo entro i propri confini, considerato che migliaia di cittadini russi, impiegati del ceto medio che erano occupati nelle istituzioni bancarie, assicurative e finanziarie nazionali – e nelle filiali locali di quelle estere – perderanno il proprio posto di lavoro. Né la Cina, sulla base di quanto avvenuto nelle Nazioni Unite dopo il voto plebiscitario di condanna all’invasione dell’Ucraina, sembra intenzionata a offrire scialuppe di salvataggio a Mosca, per esempio rafforzando ipotesi di sistemi alternativi allo Swift per l’autorizzazione ai pagamenti internazionali. Così come remota pare l’ipotesi che un rafforzamento delle “miniere” di criptovalute possa soppiantare del tutto i mercati valutari tradizionali, anche in considerazione degli elevati fabbisogni di energia elettrica che una simile operazione richiederebbe.
L’editoriale di A.Z

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