L’educazione finanziaria non è un optional, ma una necessità assoluta: anche per difenderci dalle guerre in uno Swift

Il drammatico conflitto innescato dell’aggressione russa contro Kiev ha messo in evidenza un dato di fatto sulla cui obiettività non vi erano dubbi neanche prima: l’educazione alla piena consapevolezza di strumenti e procedure finanziarie, rappresenta una necessità assoluta altresì per difenderci dalle guerre e dalle conseguenze dirompenti delle stesse. Sul piano umanitario così come su quello sociale e delle economie reali, quindi della produzione, del commercio e del lavoro.

Messaggio promozionale: il nuovo libro di Beppe Ghisolfi è già in vendita

L’esempio lampante ci è arrivato dallo svolgimento del dibattito tuttora in corso che verte su quali sanzioni di parte occidentale comminare alla federazione Russa di Vladimir Putin per indurre il governo di Mosca a intraprendere la via del negoziato pacifico e dell’abbandono definitivo degli intenti belligeranti. Si è pertanto ipotizzato, sebbene il fronte europeo e americano qui non sia unito, di deliberare l’esclusione della Russia dalla piattaforma Swift. Che cos’è però quest’ultima? Ecco allora tornare in campo l’educazione finanziaria per le necessarie risposte.

Il codice SWIFT è una sigla salita alla ribalta nei giorni tragici del conflitto russo ucraino, come sinonimo di una possibile sanzione da comminare alla federazione Russa di Putin per escluderla dal sistema dei pagamenti internazionali accettati

A molti di noi, e dei nostri lettori sarà capitato, per ragioni familiari o lavorative, di dover ordinare o ricevere un pagamento verso o dall’estero, tramite sportello bancario oppure il servizio home banking installato sul proprio PC o iPhone. In simili occasioni, l’impiegato di banca o il sistema telematico ci sottopongono dei moduli e delle istruzioni, da compilare e sottoscrivere, dove compaiono gli spazi dedicati ai fatidici codici IBAN e/o SWIFT. Per una forma di automatismo, chiediamo di farci aggiungere quella sequenza di lettere e di numeri, senza preoccuparci troppo di che cosa significhino: ci rendiamo conto però che dalla compilazione di quella riga sul modulo, o sul video display, dipende il buon fine della transazione in partenza o in arrivo.

Da alcuni giorni, precisamente dallo scorso giovedì, veniamo a scoprire che quel codice può diventare una straordinaria arma diplomatica per indurre a deporre le armi. Di che si tratta, quindi? SWIFT è una sigla che letteralmente significa Society for worldwide interbank financial telecommunication, ossia Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie mondiali. NON si tratta, però, di un sistema di pagamenti o di un mercato finanziario a sé stante: consiste invece in una piattaforma per lo scambio di messaggi, utilizzata dagli istituti e dagli intermediari sia bancari che non bancari per autorizzare in sicurezza e con tempestività le transazioni monetarie e valutarie, tra Paesi diversi, in corrispondenza di operazioni di import-export di beni e servizi.

SWIFT è una società cooperativa con sede in Belgio e alla quale aderiscono 11.000 Istituzioni finanziarie per un totale di duecento Paesi. Tra quali, finora, appunto la Russia. Lo SWIFT si distingue dall’IBAN (International bank account Number) che è invece il codice, utilizzato per le transazioni interne al territorio dello Stato italiano o dell’Unione Europea, che identifica in maniera univoca il nostro conto corrente bancario.

Lo SWIFT viene richiesto allo sportello o dal sistema home banking quando dobbiamo disporre o accettare un pagamento verso o da un Paese extra UE. Come la federazione Russa.
I sostenitori della esclusione di Mosca dalla piattaforma SWIFT, ritengono che un simile provvedimento avrebbe una efficacia maggiore delle classiche sanzioni commerciali corrispondenti alle tradizionali limitazioni alle importazioni e alle esportazioni; i contrari, invece, temono ripercussioni eccessive a danno dell’economia reale, con costi che sarebbero in primo luogo a carico delle nostre piccole e medie imprese esportatrici, dei Paesi dipendenti dalle forniture di gas naturale e delle banche europee e italiane titolari di crediti verso Mosca.

Gli scettici sulla possibilità di escludere Mosca dalla piattaforma Swift temono ripercussioni eccessive sulle PMI esportatrici, sulle banche creditrici, sui Paesi dipendenti dal gas naturale, e in più avanzano l’ipotesi che Mosca cercherebbe di bilanciare con un maggiore ricorso alle criptovalute, destabilizzanti non solo per i mercati monetari tradizionali ma anche per gli alti consumi di elettricità richiesti

Gli scettici verso un simile tipo di sanzione avanzano poi l’ipotesi che l’esclusione della Russia dallo SWIFT possa accelerare l’ulteriore asse con Pechino, con la creazione di una piattaforma autonoma di autorizzazioni ai pagamenti internazionali, e rafforzare la tendenza verso le transazioni in criptovalute.
Insomma, la vicenda Russia – Ucraina ci insegna che di educazione finanziaria non si può fare a meno – perché in ogni caso sono i mercati e le loro regole a occuparsi di noi, come ribadito più volte dal Professor Beppe Ghisolfi pioniere della alfabetizzazione economica -; e che la diplomazia economica, energetica e commerciale è arrivata anche questa volta in ritardo.

L’editoriale di A.Z

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...