La guerra fa abbassare i calici: il Made in Italy mette in conto minori esportazioni per quasi dieci miliardi di euro

La Russia è il primo compratore di vino italiano sul mercato mondiale. Confartigianato e Coldiretti lanciano l’allarme: le sanzioni doverose non devono essere scaricate su un tessuto produttivo appena uscito a fatica dall’effetto recessivo della pandemia. La guerra tra Russia e Ucraina, e le conseguenti necessarie sanzioni comminate da UE e USA al regime di Putin – alle quali anche l’Italia ha diversamente aderito – rischiano di fare abbassare i calici al Made in Italy. Confartigianato ha calcolato che il prezzo maggiore rischia di venire pagato dalle piccole e medie imprese attive nei settori dell’industria meccanica di precisione, dei macchinari strumentali, dei prodotti chimici, dell’agroalimentare.

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Un ambito, quest’ultimo, nel quale a propria volta Coldiretti stima ripercussioni da centinaia di milioni di euro soltanto per il capitolo vitivinicolo, dove l’Italia spicca per essere, sul mercato mondiale, un fornitore privilegiato del mercato russo, la prima destinazione geografica per la dimensione della quota di prodotto assorbita proveniente dalle nostre cantine.

Marco Granelli Presidente nazionale di Confartigianato in carica da fine 2020

Le organizzazioni di categoria, premettendo di aderire a ogni iniziativa che porti a cessare il fuoco nel più breve tempo possibile, chiedono al Governo interventi compensativi e un sostegno reale a individuare mercati e sbocchi alternativi e in grado almeno in parte di bilanciare le perdite che potrebbero addirittura aggravarsi per effetto del rincaro della bolletta energetica, della non ancora integrale ripresa del comparto ricettivo e della ristorazione e del deprezzamento del rublo che rende ancora meno conveniente per i consumatori della federazione Russa importare dall’estero.

Ettore Prandini produttore vinicolo e Presidente nazionale della federazione Coldiretti

Le regioni più penalizzate risultano essere Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lombardia e Piemonte. Una circostanza beffarda se si considera che proprio nel 2021 l’Italia aveva dimostrato di avere nell’export una riconfermata leva di sviluppo economico generale in grado di compensare mercati domestici stagnanti.

L’editoriale di A.Z

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