UBS: Italia più penalizzata di altri Paesi UE dal caro energia

Il centro studi del gruppo bancario svizzero conferma che l’aumento, purtroppo non contingente, dei prezzi tariffari finali, racchiusi nelle bollette in arrivo a famiglie e imprese, assumerà i contorni di un’autentica “patrimoniale” destinata a decurtare i risparmi di chi ha potuto accantonare quote di reddito sul proprio conto corrente. Sette persone su dieci dovranno invece ridurre i consumi non energetici. Il rincaro dei prezzi al dettaglio finale dei beni e dei servizi energetici, colpirà l’Italia in misura proporzionalmente superiore a quella che si è in media abbattuta sul resto dell’Unione Europea.

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I motivi li conosciamo tristemente tutti, ma gli analisti di UBS cercano di stimare l’impatto in termini percentuali nei confronti del potenziale di ripresa dei consumi e del prodotto interno lordo. Lo scenario peggiore indica un doppio segno “meno” di 3 e di 1,8 punti a danno rispettivamente degli acquisti di beni e servizi non energetici e del PIL, impatto spalmato tra il 2021 e l’anno in corso.

Il Premier Draghi con il ministro dell’industria e dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti: l’intervento solo ex post del governo, attuato su base trimestrale e solo parzialmente sugli oneri delle bollette, non ha impedito la tempesta perfetta dei rincari divenuti una patrimoniale impropria sui risparmi

La cornice evolutiva all’opposto migliore, limita invece le conseguenze sul reddito nazionale a un meno 0,3 con riferimento al 2022, a condizione però che il governo dia attuazione concreta alle promesse misure di sostegno volte a neutralizzare, in tutto o in buona parte, i rincari in bolletta, in maniera sia diretta che indiretta con meccanismi di compensazione differita degli aumenti già notificati agli utenti familiari e aziendali.

La circostanza inquietante è che il rimbalzo tariffario dell’energia e dei combustibili sta agendo come una specie di imposizione patrimoniale di fatto nei confronti del risparmio addizionale accantonato in particolar modo nel corso della prima ondata pandemica: tre famiglie su dieci hanno potuto dare continuità ai propri consumi non energetici attingendo dalle riserve finanziarie accantonate e giacenti in forma liquida sui conti correnti, anche se questo avrà un impatto sfavorevole sul potenziale di investimento produttivo che si sarebbe potuto realizzare con una tempestiva leva di incentivazione di parte pubblica nei confronti dell’eccesso di risparmio accumulato.

A.Z

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