Educazione finanziaria: e se passassimo dall’alternanza scuola-lavoro alla convergenza scuola-finanza-industria?

Scatta il conto alla rovescia per l’audizione del banchiere internazionale e scrittore Beppe Ghisolfi in commissione istruzione e cultura del Senato dove mercoledì si svolgeranno le consultazioni indette dal presidente Riccardo Nencini sul testo unificato dei progetti di legge per la definitiva introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole. La vigilia della convocazione in videoconferenza, fissata per mercoledì pomeriggio, del Professor Beppe Ghisolfi dinanzi all’ufficio di presidenza della commissione istruzione e cultura del Senato, coordinato dal presidente Riccardo Nencini – sul testo unificato dei progetti di legge per introdurre in via definitiva l’educazione finanziaria nelle scuole – offre lo spunto per un riepilogo complessivo della situazione connessa all’oggetto delle consultazioni.

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L’Italia vive una situazione di proporzionalità inversa, spiega il Professor Ghisolfi, dove esiste il massimo del risparmio familiare diffuso contrapposto al minimo dell’informazione e dell’educazione economico-finanziaria. Questo ha una serie di conseguenze evidenti, in forza del ritorno prepotente del tasso d’inflazione, poiché una ricchezza accantonata pari in totale a 1800 miliardi di euro, ma non investita bensì lasciata giacente, rischia di essere esposta in maniera diretta alla “tempesta perfetta” del rialzo dell’indice generale dei prezzi e di perdere nel volgere di pochi anni alcune centinaia di miliardi in termini di potere d’acquisto reale.

Beppe Ghisolfi con Giovanna Boggio Robutti Direttrice generale della Feduf, la fondazione per l’educazione finanziaria espressa dall’associazione bancaria italiana e diretta da Giovanna Boggio Robutti

Per questo l’educazione finanziaria diventa uno strumento di equità sociale e culturale, e uno dei principali grimaldelli per scardinare la piaga della povertà educativa che non di rado sfocia nello spopolamento e nella migrazione dal Paese. L’Italia è attualmente collocata in quella che nel gergo tecnico internazionale si chiama strategia di primo livello o primordiale: esistono sì istituzioni altamente meritorie e meritevoli – dal comitato ministeriale di programmazione diretto da Anna Maria Lusardi alla Feduf, la fondazione dell’ABI fortemente voluta dal Presidente Antonio Patuelli e diretta dall’ottima Giovanna Boggio Robutti – ma esse necessitano di essere istituzionalizzate in una cornice legislativa affinché iniziative come le loro possano diventare “erga omnes” patrimonio comune nazionale.

Ghisolfi con Isidro Fainé, presidente dell’istituto mondiale delle casse di risparmio di cui il banchiere scrittore piemontese è riconfermato consigliere e unico rappresentante italiano. L’educazione finanziaria è uno dei pilastri statutari e progettuali del WSBI

Per questo occorre una norma di indirizzo generale per l’intero Paese che trasponga buone prassi come la legge in vigore da alcuni anni nella Regione del Veneto ed espressamente dedicata alla promozione dell’istruzione finanziaria proprio in collaborazione con la medesima Feduf. Quale è lo scenario esistente negli altri Paesi? Vediamo un po’.

Riccardo Nencini, Presidente della commissione istruzione e cultura del Senato che mercoledì pomeriggio sentirà in audizione in videoconferenza il Banchiere Beppe Ghisolfi sul testo unificato dei progetti di legge in tema di educazione finanziaria

Negli Stati Uniti d’America, l’alfabetizzazione economica è materia obbligatoria in uno Stato federato su due, per un totale di 25 su 50.
In Europa, l’educazione finanziaria costituisce un vincolo per la programmazione didattica nazionale in Portogallo, in Danimarca, in Finlandia, in Germania. In Francia, nel Regno Unito e, fuori dall’Europa, in Giappone, pur non esistendo una legge formale, vige una strategia nazionale avanzata e di secondo livello attraverso la quale vengono emanate direttive cogenti che devono essere recepite nei programmi didattici.

Magda Bianco, alta dirigente della Banca d’Italia dove è preordinata ai settori relativi alla difesa del consumatore risparmiatore e all’educazione economico finanziaria

Ulteriore appunto non piccolo: il comitato economico e sociale della UE, organismo equivalente del CNEL, fin dal 2011, anno dello scoppio della crisi del debito pubblico sovrano, aveva raccomandato l’introduzione dell’insegnamento finanziario come obbligo educativo in tutti gli Stati dell’Unione. Che anche qui mostrarono purtroppo la propria disunione.

In Albania, infine, Paese emergente ma dalle politiche esemplari, sta per entrare in vigore la cosiddetta legge Bilali – dal nome della Ministra Edona Bilali delegata alla tutela delle PMI – per il sostegno e la promozione delle start up. Proprio su tale progetto normativo si è svolta a inizio anno una videoconferenza colloquiale tra la ministra del governo Rama e lo stesso Professor Ghisolfi, in quanto, tra le innovazioni previste dal testo del progetto ordinamentale, il sistema scolastico e universitario albanese viene introdotto d’ufficio nell’ecosistema delle nuove aziende innovative, e siccome gli istituti didattici e accademici devono diventare incubatori e laboratori di start up allora l’insegnamento digitale e finanziario diventa di fatto obbligatorio.

Con la Ministra del governo Rama, Edona Bilali, durante la videoconferenza di illustrazione del progetto di legge sulle start up e sui facilitatori digitali e finanziari che sta per entrare in vigore in Albania

Il Premier Rama, a capo del terzo Governo socialista consecutivo dell’Albania, ha inoltre istituito il ministero dell’educazione civica e della gioventù, affidato alla Ministra Bora Muzhaqi, e avviato la strategia giovanile 2030 che prevede la graduale ma progressiva introduzione vincolante delle materie informatiche, linguistiche ed economico manageriali in tutte le scuole. Infine, va verso la piena rielezione parlamentare il governatore della Banca centrale d’Albania Gent Sejko, autore della strategia nazionale per l’educazione finanziaria che coinvolge altresì il settore del microcredito al consumo.

Si parla, tornando all’Italia, della necessità di andare oltre il sistema dualistico e dell’alternanza scuola – lavoro ormai ritenuto giustamente superato e non più sicuro; e se – a partire dalle ottime prassi estere – passassimo alla piena convergenza scuola-finanza-industria, rendendo così un servizio fondamentale ai giovani, alla collettività, al Paese tutto?

L’editoriale di A.Z

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