Il vino non sarà etichettato come il fumo: l’Italia trova l’unità almeno in Europa contro la proposta di etichette allarmanti

Si è così salvato e tutelato un mercato con un valore potenziale di quasi 20 miliardi di euro da qui al 2025. Il vino non sarà etichettato come il fumo. La delegazione italiana al Parlamento europeo ha ritrovato la propria capacità di tutela unitaria dell’interesse nazionale a Bruxelles dimostrandosi determinante al fine di portare in approvazione l’emendamento dell’onorevole Paolo De Castro all’interno delle modifiche apportate al piano comunitario di lotta ai tumori predisposto dalla Commissione UE.

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L’emendamento introduce una distinzione di buon senso separando il ragionevole consumo di vino da quello patologico relativo al fenomeno dell’alcolismo spesso relativo a bevande che con la vera tradizione italiana poco hanno a che vedere. Se il piano dell’esecutivo della Presidente Von Der Leyen non fosse stato modificato, sarebbe inoltre stato inflitto un duro colpo alla dieta mediterranea di cui i vini italiani sono un pilastro essenziale e fondante.

Paolo de Castro, ex ministro Italiano alle politiche agricole e attuale battagliero parlamentare a Bruxelles a tutela del made in Italy a tavola

Senza considerare l’ulteriore circostanza che sarebbe stato messo in difficoltà l’emergente comparto enologico di un Paese, naturale partner dell’Italia, come l’Albania che proprio grazie a un ottimale utilizzo di fondi strutturali di Preadesione sta potenziando, diversificando e innovando in ottica industriale e turistica la propria offerta vitivinicola.

Il piano Nutriscore della commissione UE è al centro di un’accesa discussione per introdurre quei correttivi essenziali a non snaturare la dieta mediterranea, sulla cui continuità poggia buona parte del PIL agroindustriale del nostro Belpaese

In Italia, il mercato dei nettari delle vigne ha un valore di poco superiore ai 14 miliardi di euro, che sebbene distante da quello della vicina Francia stabilizzata oltre i 20 miliardi, promette di quasi eguagliare i cugini d’oltralpe da qui al 2025 quando la crescita dei volumi d’affari porterà a 19 miliardi il contributo del settore dei vini nostrani all’economia nazionale tra turismo enologico in arrivo e volumi esportati.

Inoltre, secondo una indagine di FederVini, chi opera nella produzione di tale categoria di bevande gode di una molto buona reputazione altresì presso il mondo bancario, in virtù di un livello di indebitamento ritenuto assolutamente sostenibile in relazione ai beni patrimoniali costituenti la base delle garanzie su cui vengono deliberati i prestiti.

Tanto che istituti di alto prestigio come Unicredit hanno da tempo agito, in sinergia con Istituzioni come la cassa depositi e prestiti, per creare fondi e strumenti di finanza partecipata come per esempio i “basket bond” per sostenere piani aziendali di modernizzazione e di espansione.

L’editoriale di A.Z

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