Superbonus: salvarlo si può (e si deve) e il ruolo delle Banche in ciò resta fondamentale

La revisione in senso non più restrittivo delle limitazioni che, in successione da novembre a oggi, hanno depotenziato il super eco bonus o credito d’imposta del 110 per cento, sembra essere più vicina, in ragione del pressing sul governo da parte dei partiti della sua maggioranza parlamentare e delle organizzazioni di categoria di costruttori e proprietari immobiliari, Ance Confindustria e Confedilizia in primis. I numeri a consuntivo che – nel corso delle audizioni parlamentari – sono stati ricordati dal direttore dell’agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini, indicano che il provvedimento di sgravio fiscale introdotto dal governo Conte bis ha agevolato interventi per 35 miliardi di euro, portando però con sé il fardello di operazioni sospette o indebite per un controvalore di 4 miliardi.

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Le autorità investigative – e questo è ciò che ha portato il Premier Draghi a firmare lo stop alle cessioni seriali del bonus – avevano scoperto che l’eccessiva fluidità nella cedibilità del credito fiscale favoriva in alcuni casi non l’apertura di nuovi cantieri ma la creazione di cassetti fiscali intestati addirittura a contribuenti all’oscuro, o tali da creare una riserva finanziaria illegalmente destinata a finalità diverse da quelle del rilancio degli investimenti in edilizia.

Giorgio Spaziani Testa, riconfermato battagliero Presidente di Confedilizia

Sullo sfondo, si è in ultimo innestato il ciclo del rincaro incontrollato delle materie prime, in buona parte causato dalle tendenze internazionali, in altra misura determinato invece da comportamenti speculativi di matrice locale finalizzati a sfruttare al massimo le soglie di copertura statale previste dalla legge istitutiva del 110 per cento. Va detto che il super eco bonus non è un incentivo isolato a sé stante, ma rappresenta semmai una leva suscettibile di trainare il vasto ventaglio dei crediti d’imposta vigenti – con percentuali molto diversificate di detraibilità – nella galassia dei lavori di ricostruzione, rigenerazione, riqualificazione energetica, urbanistica e post sismica.

Ernesto Maria Ruffini, a capo dell’agenzia delle entrate

Il limite rigoroso posto alla cedibilità, deliberato sulla spinta dei gravi abusi accertati o contestati, ha creato la diretta conseguenza di un repentino venir meno dei flussi di liquidità, a famiglie e imprese esecutrici, che derivavano dalla cosiddetta monetizzazione del bonus operata dal settore bancario sulla base delle già articolate e complesse procedure previgenti. Procedure le quali avevano fatto emergere il paradosso di come alcune falle nella norma scritta dal governo Conte bis rendessero possibile l’ingresso sul mercato edilizio di operatori improvvisati o millantati, a discapito di chi in maniera viceversa coerente cercava di seguire rispettosamente l’intero iter.

Il ministro dell’agricoltura Stefano Patuanelli, che nel governo Conte bis da titolare dello MISE ha ideato, con il collega di partito Fraccaro, il super eco bonus consistente in un credito Irpef del 110% monetizzabile

Eppure sarebbe stato sufficiente, a nostro avviso, recepire fin dall’inizio – e parliamo di maggio 2021 – le indicazioni, molto propositive, che provenivano dai vertici di Abi, Presidente Antonio Patuelli e Direttore generale Giovanni Sabatini, AssoPopolari, Presidente Corrado Sforza Fogliani, Ance, guidata da Gabriele Buia, e Confedilizia con il suo massimo rappresentante Spaziani Testa.

Uno dei primissimi problemi rilevati stava nelle difficoltà procedimentali, per gli edifici a carattere condominiale, di accedere al super eco bonus, la cui applicazione ha finito con il concentrarsi in prevalenza sulla tipologia delle villette familiari. Del resto, i numeri non altissimi degli interventi, ossia delle pratiche dichiarate ammissibili al beneficio d’imposta, sono lì a dimostrarlo, a fronte di una purtroppo sostenuta onerosità media delle stesse per le casse erariali.

Sarebbe stato sufficiente, ma necessario, inserire una clausola semplice e chiara in merito all’obbligo – in capo al cessionario del bonus (ossia al soggetto che riceveva il credito dal cedente) – di segnalarsi presso le competenti autorità di vigilanza, al pari di ogni altro intermediario creditizio e assicurativo: già la sola apposizione di un simile paletto avrebbe in via preventiva impedito a figure male intenzionate o non qualificate, di entrare su questo mercato, e probabilmente ciò si sarebbe tradotto in un minore costo per il bilancio dello Stato, nella possibilità di ammettere al bonus un maggior numero di operatori legali e professionali e – non da ultimo per importanza – nell’abbassamento o azzeramento delle tragiche statistiche relative agli infortuni mortali o gravemente invalidanti sul lavoro.

“Se con l’apposizione dei limiti introdotti nello scorso decreto Sostegni, il governo ha inteso avviare un cammino di disimpegno e di rinuncia alla conferma del super eco bonus, lo dica fin da ora, oppure adotti un provvedimento correttivo di urgenza”, è l’amara riflessione del presidente di Confedilizia, Spaziani Testa.

A.Z

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