La BCE sfida l’inflazione: tassi invariati per non ostacolare la ripresa

La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, non ha deluso le attese della vigilia e ha confermato la volontà dell’istituto di Francoforte, custode della Moneta unica, di sfidare sia l’inflazione, sia quanti viceversa scommettevano nell’immediato su un rialzo dei tassi per contrastare il rincaro dei prezzi. Rincaro che, in quanto dovuto agli accresciuti costi approvvigionamento esterno dell’energia e delle materie prime da immettere nei cicli produttivi, non si è ancora trasferito sui salari, in termini di rivalutazione del potere d’acquisto degli stessi, e quindi – a differenza degli Stati Uniti d’America – è indicativo non di una ripresa dei consumi ma al contrario di una stagnazione degli stessi che porta con sé lo stallo degli investimenti.

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Per questo, la BCE ha confermato, nella riunione del consiglio direttivo di giovedì, l’orientamento a considerare transitorio il maggiore livello del costo della vita, puntando sulla previsione che lo stesso andrà a normalizzarsi già nel corso del 2022 grazie al ritorno alla piena mobilità di tutti i fattori produttivi, inclusi quelli energetici oggi caratterizzati da ostacoli di carattere doganale, regionale – incluse le tensioni russo-ucraine – e infrastrutturale che non consentono all’offerta di allinearsi prontamente al rimbalzo post pandemico della domanda delle imprese produttrici.

Certamente, la presidente Lagarde, se da una parte esorta le banche retail a non interrompere il flusso di liquidità e di prestiti alle famiglie consumatrici e produttrici, dall’altra esorta le politiche economiche e di bilancio pubblico dei singoli Stati della Eurozona a non adagiarsi sul piano straordinario antipandemico di acquisto massivo dei titoli del debito sovrano, di fatto un secondo “quantitative easing” aggiuntivo a quello ordinario che fu istituito dal predecessore e attuale Premier italiano Mario Draghi.

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Gli acquisti operati dalla BCE ai sensi del Peep (appunto il programma studiato per consentire le politiche anticicliche dei governi nazionali nel 2020) andranno infatti incontro a una curva decrescente, che pur non traducendosi in un disimpegno di Francoforte tenderà a mettere l’accento sull’esigenza che il cammino delle riforme non sia accantonato, ma riprenda nel mentre che l’economia reale continua a necessitare di aiuti eccezionali (compresi quelli a fondo perduto) autorizzati sul piano politico dalla Commissione UE.

Ciò nonostante, man mano che il recovery fund – che in Italia assume il nome di Pnrr piano di ripresa e resilienza – sarà applicato sotto forma di bandi e di call per assegnare le risorse, gli investimenti attivati porteranno a un rilancio del mercato del lavoro anche sotto l’aspetto salariale, ed è per questo che la scommessa di parte dei mercati finanziari – in merito a un prossimo rialzo del tasso centrale di sconto e di rifinanziamento entro l’anno – non è stata del tutto accantonata.

L’editoriale di A.Z

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