Banche e costruttori a Draghi: combattere i furbetti senza penalizzare gli investitori onesti e professionali

Sabatini: “Istituti bancari da sempre in prima linea nella segnalazione di operazioni sospette”. Buia (Confindustria ANCE): “Gli imprenditori edili sono soci al 50% dei fondi UE del Pnrr, il vero problema sono le finte aziende sorte soltanto per lucrare sulle detrazioni senza nemmeno aprire i cantieri”. Tra le proposte formulate al Premier: la valorizzazione integrata delle banche dati già esistenti (agenzia delle entrate, camere di commercio, enti di categoria, scuole edili, enti bilaterali) per censire gli operatori professionali e i loro addetti, l’istituzione della figura del compratore di ultima istanza del credito d’imposta e l’adozione di prezzari territoriali massimali. Una grande alleanza sociale, economica e finanziaria per salvare il super eco bonus al 110 per cento: vale a dire, quel particolare credito d’imposta che ha arricchito il già di per sé fitto paniere di opzioni agevolative a disposizione di famiglie e imprese per il settore Casa (sismabonus, ecobonus ordinario, bonus facciate, per citare i tre più consistenti e popolari) e la cui entrata in vigore risale al 2020 con il governo Conte bis nell’intento di fare ripartire l’economia del dopo lockdown alla voce Edilizia, in considerazione del vasto indotto che essa porta con sé e della necessità di regolarizzare una filiera purtroppo permeata da sacche di informalità evidenziate dai tragici infortuni e incidenti sul lavoro.

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La norma, subito dopo la propria messa in pista, ha scaldato i motori dell’entusiasmo dei vari protagonisti dell’economia diffusa del mattone e di quanto vi ruota intorno in termini di rivestimenti, isolanti, pannelli energetici, tinteggiature esterne, rafforzamenti antisismici, tecnologie di controllo e di regolazione dei consumi elettrici, caloriferi e idrici. Però il sistema normativo, articolato sul piano degli oneri amministrativi e delle validazioni progettuali e tecniche, ha subito esibito alcune falle macroscopiche, laddove prevede il sistema della monetizzazione del credito. Di che si tratta? Della possibilità, riconosciuta dal governo legislatore, di pagare i lavori di riqualificazione e di rigenerazione, di condomini, appartamenti e villette familiari, attraverso la cosiddetta “moneta virtuale” costituita dalla cedibilità del credito d’imposta in due forme: come sconto fattura da parte dell’azienda principale incaricata degli interventi, ovvero come cessione a terzi inclusi gli intermediari bancari e assicurativi.

Il paradosso dell’elevato numero di passaggi richiesti per adempiere alla procedura di legge – la Banca di Piacenza ne contò addirittura 46 – non ha impedito il verificarsi di presunti eventi truffaldini di portata colossale, legati alla possibilità di operare un numero potenzialmente infinito di cessioni della detrazione e di deviare il corrispettivo monetario della stessa verso finalità che con l’apertura dei cantieri promessi sulla carta non avevano nulla a che vedere. Ernesto Maria Ruffini, direttore generale dell’agenzia delle entrate di area renziana, e il Premier Mario Draghi hanno comunicato che le operazioni sospette attenzionate sommerebbero a 4 miliardi totali tra detrazioni inesistenti e detrazioni non spettanti, e di queste almeno un miliardo sarebbe fin da ora classificabile tra le truffe ai danni non solo dell’erario ma altresì di inconsapevoli cittadini che si ritrovano con un “cassetto fiscale” di presunti lavori virtuali di cui erano in assoluto ignari.

Gabriele Buia Presidente nazionale di Ance, associazione costruttori aderenti a Confindustria

Di contro, il super eco bonus ha attivato a tutto lo scorso novembre poco meno di 70.000 pratiche (soprattutto riconducibili alle villette familiari) per un totale di investimenti detraibili pari a 12 miliardi di euro di cui 8 effettivamente conclusi con buon fine. La monetizzazione del credito d’imposta tramite la sua cedibilità a terzi era stata introdotta dai promotori del 110 per cento come elemento di democrazia economica per rendere partecipi di una grande opera di rigenerazione urbana diffusa il maggior numero di famiglie, incluse quelle con maggiori problemi di liquidità. Mario Draghi, pur deliberando una proroga dell’incentivo al fine di venire incontro alle richieste della sua coalizione e del mondo bancario e costruttivo, ha da novembre a oggi apportato delle restrizioni sul terreno prima dei controlli preventivi – prevedendo uno stop attivabile dall’agenzia delle entrate in caso di fattori incongrui – e poi del giro di vite in ultimo apposto, anche con riferimento agli affidamenti in essere e già stipulati, sul versante della cedibilità, limitando la stessa a una volta sola e cancellandolo la possibilità di cessioni successive e ulteriori. Cosicché i cessionari finali sono di fatto diventate le banche, con lo scenario però di un procedimento che, concentrando di fatto tutti i rischi su un unico tipo di soggetto, diventa più costoso e meno vantaggioso per famiglie e imprese.

Nel mirino degli istituti di credito, dei costruttori e dei professionisti intermedi è pertanto finito il decreto sostegni ter. Spiega Giovanni Sabatini, direttore generale di ABI: “Il meccanismo alla base della detrazione del 110 per cento è obiettivamente virtuoso, perché rende da subito fruibile un credito fiscale che altrimenti sarebbe spalmato per un tempo più lungo, diventando poco appetibile per le famiglie con problemi di liquidità e scarsa propensione alla spesa. La cessione dei benefici tributari alle banche e agli intermediari finanziari non produce impatti sul gettito, il problema però risiede in alcuni aspetti interpretativi che finora hanno reso il super bonus poco utilizzato dagli edifici condominiali”. Sulle restrizioni applicate, Sabatini aggiunge: “Le Banche sono da sempre in prima linea nella segnalazione di operazioni sospette alle autorità di vigilanza e investigative. Rafforzare le disposizioni in materia di tracciabilità dei pagamenti e di validazione preventiva della serietà delle aziende incaricate dei lavori, sarebbe la vera soluzione”.

Inoltre, e fin dallo scorso mese di maggio, ABI aveva indicato a Draghi un pacchetto di proposte migliorative che avrebbe massimizzato il potenziale del 110% sul PIL e la sua piena trasparenza: “L’istituzione della figura del compratore di ultima istanza del credito, l’estensione del bonus all’intero patrimonio immobiliare (ndr: paradossalmente, il governo Conte bis aveva escluso dal 110 per cento gli alberghi, i ristoranti e le scuole non pubbliche, alcune delle realtà tra le più funestate dal lockdown) e l’aumento delle voci detraibili a favore degli amministratori condominiali”. Sabatini conclude commentando positivamente invece l’ampliamento degli sgravi per gli interventi di rigenerazione e ricostruzione nelle zone terremotate, dove gli Istituti di credito potranno continuare a esercitare la propria speciale azione di sostegno e di affiancamento alle popolazioni colpite.

Non meno perplessa è la voce degli imprenditori di Confindustria aderenti all’ANCE. Il cui Presidente nazionale Gabriele Buia parla schiettamente: restrizioni e gravami procedurali non servono a contrastare i disonesti, ma semplicemente complicano la vita alle famiglie e alle imprese oneste e certificate. “Il tema centrale è che l’introduzione del super bonus è stata accompagnata, senza che lo Stato intensificasse i propri controlli ispettivi e di sicurezza cantieristica, dalla nascita di molte, troppe aziende improvvisate, spesso senza dipendenti né mezzi di lavoro, che riuscivano a monetizzare le detrazioni senza avviare alcun cantiere”. Eppure, prosegue il massimo rappresentante di Ance, sarebbe stato sufficiente stabilire nel testo della legge un controllo incrociato tra i dati a disposizione delle camere di commercio (titolari dei registri delle imprese), quelli dell’agenzia delle entrate e infine delle varie scuole edili e associazioni bilaterali e di categoria, per individuare con immediatezza chi si affacciava sul mercato senza fattori produttivi né capitali iniziali o con altre finalità che non erano quelle di svolgere interventi edilizi e impiantistici. Questo avrebbe potuto aiutare inoltre la prevenzione di tragici infortuni e incidenti talvolta gravissimi e irreparabili sul lavoro.

Secondo Ance, il super eco bonus è uno dei pilastri per consentire la piena attuazione del recovery Plan e il pieno impiego degli oltre 200 miliardi del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza rispetto al quale le imprese delle costruzioni sono “socie” dello Stato quasi al 50 per cento, dal momento che la metà degli stanziamenti è indirizzata alla voce delle opere pubbliche e pubblico private alle stesse complementari. ANCE ha calcolato che il fabbisogno di nuovi occupati nei cantieri e nei progetti di riqualificazione e rinnovamento impiantistico, effettuando inserimenti lavorativi in applicazione dei contratti nazionali e territoriali e delle direttive su formazione e sicurezza, supera le 265.000 unità di personale da assumere per dare seguito a tutte le previsioni infrastrutturali del recovery fund italiano.

L’editoriale di A.Z

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