Mattarella bis: soluzione inevitabile di fronte a un Paese orfano della politica

La rielezione del Presidente in carica appariva, fin dall’inizio delle votazioni parlamentari in seduta comune, come l’opzione più forte assieme a quella di una promozione dell’attuale Premier Draghi. Alla fine, è stato proprio il Capo del governo, nel filo diretto tenuto con il Quirinale, a favorire la fuoriuscita dallo stallo ottenendo la disponibilità del Capo dello Stato a restare al Colle. Con 759 voti vincono le Istituzioni, perdono i partiti. Può riassumersi così l’intensa giornata di sabato 29 gennaio, conclusasi con la rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica e successore di se stesso, praticamente al pari di quanto accadde nel 2013 per Giorgio Napolitano che era appena giunto alla conclusione del proprio settennato quirinalizio. Si conferma pertanto uno scenario politico, in senso partitico, nel quale nessuno dei due schieramenti ufficiali riesce a esprimere né candidature autosufficienti, né soluzioni condivise che permettano un ritorno alla normalità della Costituzione formale.

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Sergio Mattarella, ottant’anni il prossimo 23 luglio, è nativo di Palermo. Figlio di Bernardo, che fu allievo di Don Luigi Sturzo e importante dirigente siciliano e nazionale della DC di Alcide de Gasperi, la sua iniziale inclinazione principale era lo studio giuridico e l’insegnamento accademico; il suo avvicinamento alla politica attiva maturò in una circostanza familiare drammatica, quando il 6 gennaio 1980 il fratello Piersanti, Presidente della Regione siciliana impegnato contro la criminalità mafiosa, venne assassinato quasi sotto ai suoi occhi.

Sergio Mattarella e Mario Draghi: binomio confermato tra Quirinale e palazzo Chigi

Eletto a Montecitorio dal 1983 e ininterrottamente fino al 2008, da commissario regionale della DC contribuì a estromettere dagli organi dirigenti del Partito in Sicilia i politici sospettati di collusioni malavitose; nel proprio excursus romano, fu in successione Ministro per i rapporti con il Parlamento e per la pubblica istruzione nella legislatura 1987-1992, relatore della prima legge elettorale maggioritaria (Mattarellum), cofondatore dell’Ulivo di Romano Prodi, capogruppo del Partito popolare italiano alla Camera, Vicepremier e Ministro della Difesa con D’Alema e Amato fino al 2001.

Palermo, 6 gennaio 1980: Sergio Mattarella, all’epoca non ancora quarantenne, mentre estrae il corpo del fratello Piersanti, Presidente della Regione siciliana, assassinato dalla barbarie mafiosa

All’opposizione del governo Berlusconi nei successivi cinque anni, fu rieletto nel 2006 e nel 2008, con la crisi anticipata del governo Prodi bis, decise di non ripresentarsi alle elezioni Politiche nuovamente vinte dal Cavaliere e dal centrodestra. Prima di essere eletto alla Presidenza della Repubblica a inizio 2015, attraverso l’iniziativa dell’allora premier e leader del PD Matteo Renzi, Mattarella ha fatto parte del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa e della Corte costituzionale come giudice: porta la sua firma la relazione alla sentenza che dichiarò la illegittimità della legge elettorale Calderoli e che spianò la via all’attuale sistema elettorale Rosatellum.

Sergio Mattarella, da Presidente della Repubblica, si è fatto carico della gestione di quattro crisi di governo: Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2. La nomina di Mario Draghi alla Presidenza del Consiglio dei ministri è il risultato di una iniziativa aperta dalla scelta di Renzi di sfiduciare il Conte bis e di portare a palazzo Chigi una personalità di rilevanza europea e internazionale. Il settennato dell’attuale Capo dello Stato ha dovuto fronteggiare l’avanzata degli opposti populismi di destra e di sinistra, alla base dell’attuale crisi politica sistemica, e soprattutto l’emergenza sanitaria mondiale del nuovo coronavirus che ha messo a dura prova la stessa tenuta dell’ordine costituzionale in ragione dell’esigenza di imporre restrizioni crescenti solo in parte attualmente allentate.

La sfida di Sergio Mattarella nel proprio mandato bis – la cui durata settennale o meno dipenderà dagli sviluppi degli scenari prossimi – si presenta come molto articolata: egli dovrà amministrare, di concerto con Draghi, l’auspicabile definitivo ritorno alla normalità della vita economico sociale – poiché le restrizioni passate e attuali hanno determinato crescite nei costi e aumenti delle sacche di povertà – e accompagnare il Paese verso la naturale scadenza elettorale della primavera del 2023, nel quadro di quella che si annuncia fin da ora come una campagna elettorale permanente dentro e fuori dall’area di governo. Il centrodestra di fatto non esiste più come alleanza tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia ex An; il centrosinistra è alle prese con le tensioni tra Conte e Di Maio e con le manovre centriste di Renzi e Calenda già evidenziate alle Comunali di Roma.

L’enfasi maggioritaria di inizio anni Novanta sembra avere ceduto il passo alla consapevolezza di come l’obiettivo della governabilità possa e debba essere conseguito attraverso un diverso sistema elettorale che sul modello tedesco – ma anche sul modello della vicina Albania – assicuri una rappresentanza in senso proporzionale, sebbene con correttivi, del Paese reale. Attenzione però: il principale compito di Mattarella, la cui rielezione rappresenta uno dei rari casi di un Parlamento in linea con la volontà popolare, è quello, con il proprio carisma gentile, di riavvicinare la gente alla partecipazione politica attiva, vincolando i partiti e i loro gruppi parlamentari a quello stesso senso di responsabilità che egli ha dimostrato nella giornata di sabato.
Mai come adesso l’Italia ha bisogno, come del pane, di un “garante costituzionale del fare”.

BUON LAVORO, PRESIDENTE MATTARELLA

L’editoriale di A.Z

Edizione straordinaria

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