BCE, Lagarde non segue la FED: inflazione transitoria, non alzeremo i tassi

La presidente della banca centrale europea conferma le attese della vigilia, ossia il non allineamento alla stretta creditizia viceversa annunciata dal collega d’oltre Atlantico Jerome Powell: “Nel vecchio Continente avrebbe effetti frenanti sull’economia reale”. L’inflazione che ha investito il vecchio Continente, e che sta falcidiando le bollette energetiche aziendali e familiari soprattutto italiane, avrà carattere certamente transitorio e non strutturale, e quindi il contenimento della stessa si manifesterà nel corso dei prossimi mesi per il tramite di una serie di aggiustamenti che porteranno i prezzi delle materie prime a calmierarsi.

L’intervento su Class CNBC, il canale TV e web di Milano finanza, da parte di Beppe Ghisolfi a commento di una delle conferenze programmatiche e deliberative svolte dalla presidente della BCE Christine Lagarde

Pertanto, non sarà necessario deliberare un aumento dei tassi di interesse per scoraggiare nell’immediato l’afflusso di moneta circolante, e quindi Francoforte, sede della Eurotower, non si allineerà alle delibere annunciate da Washington e dalla Federal reserve di Jerome Powell. La dichiarazione ufficiale e definitiva, a beneficio degli organi di stampa internazionali e dei vari governi statali della UE, è giunta personalmente da Christine Lagarde, Presidente della BCE e successore di Mario Draghi alla guida dell’istituto centrale di emissione e governance della moneta unica europea.

Lagarde ha riaffermato che i rincari nei listini di beni e servizi in atto nel nostro Continente, hanno una struttura del tutto diversa da quella che contraddistingue gli aumenti verificatisi negli Stati Uniti d’America dove la storica produttività del mercato del lavoro di fatto svolge una funzione neutralizzante di un carovita causato quasi esclusivamente dalla vigorosa ripresa della domanda per consumi delle famiglie e per investimenti delle aziende.
Lo scenario europeo narra invece una Inflazione purtroppo importata dalla nostra endemica dipendenza dagli approvvigionamenti di energia dall’esterno, in particolare dalla Russia nei cui confronti la commissione di Bruxelles ha peraltro rinnovato le sanzioni commerciali per altri 6 mesi.

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Christine Lagarde, in sostanza, ha confermato anche in quest’ultima occasione il cambio di paradigma della linea d’azione della BCE avviato e consolidato anni fa dall’attuale Premier Italiano Mario Draghi: l’Eurotower come custode sì della stabilità dei prezzi conseguita però non in chiave monetaristica “ortodossa” bensì attraverso interventi di politica economica effettiva che non pregiudichino la ripresa e il rilancio dei fattori produttivi dal capitale aziendale al lavoro, a oggi ancora piuttosto deboli dopo 24 mesi consecutivi di emergenza sanitaria non conclusa.

La calmierazione dei prezzi viene perciò interpretata come obiettivo di medio lungo periodo, mentre sul medio breve la BCE si prefigge di concorrere ad agevolare il pieno impiego del potenziale di investimenti, di utilizzo degli impianti, di riassorbimento della manodopera da cui deriva il balzo di produttività necessario proprio a spiazzare quella che in gergo economicistico si chiama “Inflazione cattiva”, quella importata. Senza considerare l’ulteriore circostanza che la rivitalizzazione delle attività aziendali è decisiva per rendere assegnabili e spendibili le risorse del Pnrr dove un capitolo decisivo è dedicato agli investimenti per una migliore efficienza e autonomia energetica altrimenti difficile da raggiungere con un sistema di imprese sfiancato dalle crisi di liquidità.
Si viene pertanto a concretizzare un auspicio che da più parti era stato sollevato all’indomani del passaggio di consegne da Draghi a Lagarde, ossia la continuità nella riaffermazione del nuovo ruolo di soggetto di politica economica di area vasta della BCE, come evidenziato in veste di opinionista dal Banchiere scrittore Beppe Ghisolfi.

A.Z

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