Superbonus edilizio, doveroso prevenire le truffe ma senza complicare gli investimenti sani

Nelle politiche per il contrasto necessario alle frodi, il rafforzamento del ruolo delle banche, quali soggetti cessionari dei crediti d’imposta, diventa uno snodo fondamentale e da incoraggiare. Non va dimenticata una creazione di valore aggiunto netto annuo prossimo ai 9 miliardi di euro, che misura la remunerazione di tutti i fattori produttivi impiegati dalle imprese esecutrici dei lavori e che porta a 12 miliardi (in media, un miliardo al mese) l’aumento assoluto del PIL riferibile alla piena operatività dello sgravio del 110%: in pratica un ritorno macroeconomico in grado di doppiare il costo di 6 miliardi a carico del bilancio statale.

Il bonus edilizio al centro di un articolato dibattito politico che coinvolge le forze sociali

Le sfide per il 2022 risiedono nel miglioramento delle disposizioni tese a combattere le speculazioni sui prezzi all’ingrosso dei materiali, adottando gli opportuni listini stilati dalle camere di commercio su base provinciale, a vigilare sulle aziende di comodo in funzione altresì della lotta agli infortuni, a sostenere le scuole edili come parte attiva del sistema di istruzione tecnica superiore e in un contesto di reciproca cooperazione adriatica con l’Albania

Il super eco bonus al 110%, strumento di detrazione fiscale rinforzata introdotto dal governo Conte bis nel 2020 al fine di favorire una ripartenza macroeconomica dal settore edilizio e impiantistico, ha staccato il tagliando del primo anno pieno di applicazione con la previsione della sua riconferma e proroga contenuta nella prima legge finanziaria di stabilità a firma del Premier Mario Draghi. Un epilogo non di piccolo conto, se si considera il dibattito precedente che – a partire dalle segnalazioni venute dal direttore dell’agenzia delle entrate Ernesto Ruffini – aveva accentuato la componente di rischiosità insita nel bonus fiscale stesso in forza di frodi sullo stesso acclarate, a oggi, per 800 milioni di euro su circa 19 miliardi di valore di lavori, fra trainanti e trainati, ammessi a detrazione.

Si moltiplicano le intese territoriali tra le associazioni categoriali e professionali per favorire il trasparente e coerente utilizzo degli incentivi in campo edile e impiantistico

Nata come misura emergenziale per rendere ciascuna famiglia partecipe di un progetto articolato e diffuso di ripresa dell’economia reale dai singoli territori, la detrazione rafforzata è andata incontro a una serie di scenari non adeguatamente previsti dai suoi ideatori: in primo luogo, la circostanza che la fuoriuscita stagionale dall’emergenza pandemica, nella scorsa primavera, avrebbe scatenato una corsa per accaparrarsi su scala internazionale i materiali necessari ai lavori edili e impiantistici, con inevitabili ondate al rialzo dei listini pagate a caro prezzo da un Paese notoriamente importatore netto e trasformatore come l’Italia; in seconda battuta, il fatto che nella primissima fase applicativa molti operatori economici di comodo avrebbero cercato di insinuarsi per fruire indebitamente dei benefici di meccanismi normativi come lo sconto in fattura e la cessione del credito fiscale a terzi, passaggi in origine introdotti dal legislatore per consentire l’ammissione anche di quelle famiglie prive della liquidità necessaria a finanziare in proprio un cantiere edilizio; in terzo luogo, la mancata considerazione del fenomeno altrettanto noto della cronica carenza di manodopera specializzata nel settore costruttivo, che accresce le sacche di economia sommersa e con esse una maggiore probabilità di tragici infortuni e incidenti professionali.

Sui profili di maggiore scivolosità dell’incentivo ha cercato, in autunno, di intervenire lo stesso Governo Draghi con il decreto soprannominato antifrodi, attraverso il quale è stata potenziata la filiera dei controlli preventivi in capo all’ente nazionale Enea e all’agenzia delle entrate, controlli deliberati con effetto retroattivo sulle pratiche avviate in precedenza, malgrado quest’ultimo aspetto abbia generato non pochi malumori tra associazioni di categoria come Ance e come Confedilizia che temono una penalizzazione dei committenti e degli appaltatori seri e in oggettiva buona fede.

I vertici di Ance, e delle altre organizzazioni imprenditoriali del mondo delle costruzioni, industriali e artigiane, hanno messo in evidenza l’importanza che sia potenziato il loro ruolo per quanto riguarda una prima selezione delle imprese meritevoli, per storia risalente e solidità presente, di ricevere affidamenti di lavori detraibili e monetizzabili bancariamente: questo sarebbe da subito un primo filtro selettivo per giocare d’anticipo nei confronti di chi vorrebbe utilizzare l’ecobonus non per aprire cantieri ma per dirottare risorse verso finalità distrattive ovvero per introdurre in Italia capitali illeciti con lo strumento dell’acquisto del credito d’imposta.

La seconda proposta, formulata dalle organizzazioni professionali come quella degli ingegneri delle costruzioni, consiste nell’adottare dei listini tipo – come per esempio i prezzari deliberati dalle singole camere di commercio su base provinciale – tali per ciò stesso da ridurre l’eventualità che la detrazione al 110 per cento, sfruttando tutti i margini ammessi da massimali generosi, finisca con il finanziare non i lavori nei cantieri ma le speculazioni internazionali all’ingrosso.

Altro fattore non trascurabile, il rapporto virtuoso attivabile con gli istituti di credito, sia quelli a vocazione localista che i gruppi maggiori forti di solide reti di filiali e di consulenti di prossimità: dal momento che le banche sono strutturate per comprendere nella propria architettura di governance autorevoli rappresentanti delle più significative associazioni e sigle di categoria dei mondi professionali e imprenditoriali, una valorizzazione legislativa del ruolo degli istituti di credito come enti di tesoreria, gestione e di pratica attuazione esecutiva dei bonus fiscali, magari in raccordo con la guardia di finanza nelle aree più a rischio del Paese, avrebbe l’effetto di neutralizzare ogni infiltrazione indebita e qualsiasi tentazione frodatoria e predatoria intorno a incentivi che beninteso, per la gran parte del loro utilizzo, effettivamente hanno condotto a miglioramenti verificabili del patrimonio edilizio, seppure non così diffusamente come sarebbe stato possibile a causa delle storture e delle cavillosità insite nella legge originaria.

La cooperazione tra Italia e Albania può rilevare anche sotto l’aspetto dell’interscambio di buone prassi e di manodopera qualificata nei settori delle costruzioni

Da queste colonne facciamo inoltre partire una proposta all’attenzione del livello politico parlamentare: rinvigorire la funzione delle scuole edili facendone un tassello strategico del più generale sistema di istruzione tecnica superiore già inserita dal Premier Draghi tra le voci prioritarie da finanziare con i fondi del Pnrr, e sviluppare i rapporti di reciproca cooperazione adriatica con Paesi quali l’Albania caratterizzati da una solida tradizione costruttiva evidenziata in ultimo dalla prontezza dei lavori di rigenerazione post sismica nei 24 mesi appena trascorsi.

Beppe Ghisolfi e Corrado Sforza Fogliani hanno più volte evidenziato gli effetti di leggi eccessivamente farraginose a scapito della stessa operatività bancaria

Un inciso conclusivo ci appare doveroso: grandi statisti da don Luigi Sturzo a Luigi Einaudi erano categorici nel sottolineare i guasti e le devianze dello Stato burocrate; più di recente, due Banchieri galantuomini come l’avvocato Corrado Sforza Fogliani – Presidente della Popolare di Piacenza e di AssoPopolari – e il Professor Beppe Ghisolfi, hanno evidenziato come la creazione di sovraccarichi normativi, tali da complicare lo sviluppo di misure giuste come lo stesso bonus al 110%, sia il portato della presa d’atto delle lentezze procedurali con cui verrebbero recuperati i finanziamenti male utilizzati o non restituiti (come sottolineato da Sforza Fogliani) ovvero di quella burocrazia di cui i politici sono i primi a lamentarsi a parole salvo poi accrescerla con le leggi che loro stessi approvano aggravando pure gli adempimenti procedimentali di Istituzioni terze come le banche di territorio (come ricordato in più occasioni da Ghisolfi).

A.Z

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