Un museo dedicato ai martiri del regime ateista

Scutari, capitale cattolica dell’Albania, è una realtà ricca di memoria, che ha saputo rendere doveroso omaggio a coloro che, credenti sia laici che ecclesiali, ebbero il coraggio di non piegarsi alla ferocia della dittatura crollata nel 1991. Il simbolo della resistenza della Fede cristiana alla repressione comunista viene unanimemente individuato in Maria Tuci, novizia stimmatina morta nel 1950 a soli 22 anni in conseguenza delle atroci torture subite. Scutari è universalmente riconosciuta come la capitale cattolica dell’Albania, e punto di riferimento religioso per i credenti cristiani sia nella totalità della regione balcanica, sia in Italia. Per questo, passeggiando per le vie del centro urbano, molto suggestive dal punto di vista delle affinità architettoniche con i borghi storici del nostro Paese, si rinvengono molte testimonianze che – dal 1991 a oggi – sono state oggetto di lavori di riqualificazione e rigenerazione sotto il duplice aspetto edilizio e funzionale.

La Beata Stimmatina Maria Tuci, emblema dei martiri cattolici albanesi vittime del regime ateista e stalinista

Il sacrificio della comunità cattolica di Scutari è stato riconosciuto e omaggiato ai massimi livelli da Sua Santità Papa Francesco, che nel 2014 – un anno dopo la propria elezione al trono di San Pietro – volle celebrare e svolgere proprio in Albania la prima missione pastorale internazionale da Pontefice, e incontrare – in continuità con l’operato del predecessore Papa Wojtyla – i sopravvissuti al regime comunista ateista e i loro familiari. È stato Bergoglio ad avviare, il 5 novembre 2016, la causa di beatificazione per 40 Martiri trucidati dalla dittatura stalinista che aveva fatto dell’Albania la culla del culmine dell’orrore dell’ateismo. Storie di alta dignità umana e morale oltre che strettamente religiosa, e che trovano il proprio emblema nella vicenda di Maria Tuci: giovane insegnante del distretto di Mirdita, altro centro molto importante dell’Albania settentrionale, dove nacque nel 1928 salvo poi trasferirsi a Scutari per studiare nel collegio superiore delle Povere figlie delle sacre stimmate e intraprendere quindi un percorso da insegnante di scuola elementare.

I perseguitati dal totalitarismo comunista, e ricordati nel museo memoriale di Scutari

Con l’avvento del totalitarismo comunista, nella variante più affine alle macabre dottrine sovietiche e cinesi, Maria Tuci venne arrestata dalla polizia politica (la Sigurimi) con il pretesto che non avrebbe voluto rivelare gli esecutori dell’omicidio di un importante dirigente di partito, e venne sottoposta a carcerazione e torture di inaudita crudeltà in seguito al proprio rifiuto di cedere agli approcci di un ufficiale della stessa Sigurimi. Si narra, orrore nel dramma, che la 22enne Maria venne avvolta in un sacco assieme a un gatto selvatico e percossa a bastonate, fino a diventare irriconoscibile agli occhi dei suoi stessi familiari.

Il corridoio lungo il quale si susseguono le ristrette celle che venivano utilizzate dalla polizia stalinista dell’epoca contro gli oppositori di un regime la cui ferocia si richiamava alla Corea del Nord

Nel 1991, caduto infine il regime, delle circa 100 suore e postulanti appartenenti alla congregazione delle Stimmatine, confermatesi fedeli alla propria vocazione o sopravvissute a 45 anni di repressione e propaganda anti-cattolica e anti-clericale, ne erano rimaste 28, che furono condotte in Italia attraverso un corridoio umanitario per le necessarie cure. Il nostro giornale, incentrato sull’educazione civica in prevalenza finanziaria, ha ritenuto di dover rendere omaggio a questa pagina drammatica di storia contemporanea della seconda parte del secolo scorso, proprio perché educare significa anzitutto “non dimenticare”, e la costruzione di una comunità sana, sotto i profili economici e sociali, e rispettosa delle prerogative personali e familiari, non può prescindere dagli insegnamenti trasmessi dalle pagine anche le più tragiche della Storia.

Le immagini allegate al presente articolo parlano da se stesse e formano un severo monito in tale direzione. Il museo del martirio e della memoria si trova a Scutari in viale Skanderbeg, a pochi passi dal centro storico e presso un ex convento riconosciuto monumento nazionale.

Reportage di A.Z

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