Il 2022 potrebbe essere meno roseo di quanto sinora previsto per le banche

Il riaffacciarsi dell’emergenza sanitaria pone dubbi e nuove preoccupazioni sul piano sociale ed economico. La pandemia non è certo finita e i contagi sono in crescita, e già da subito occorre riesaminare la politica di tutti quegli elementi necessari alla produzione di beni o all’erogazione di servizi: è questa la strada da percorrere: non sono più sufficienti le misure sinora adottate per quanto utili, servono nuove iniziative perché l’anno appena cominciato potrebbe essere meno roseo di quanto sinora previsto anche per le banche, per esempio con la scadenza delle moratorie e la revisione delle garanzie sui finanziamenti.

Dott. Francesco Megna

Le decisioni assunte recentemente dal Governo si riferiscono ad una situazione oramai passata, ad una speranza di uscita dall’emergenza ancora purtroppo lontana. Occorre quindi non fermare le moratorie e prorogare tutte le misure assunte negli ultimi 20 mesi, riprogrammandole anche per l’anno in corso. Un’attenzione particolare va posta anche alle imprese ed alle famiglie, vero motore della nostra economia. Occorre cioè rivedere tutti i fattori produttivi alla luce dei nuovi fattori emergenti. La pandemia ha acutizzato per esempio il divario tra competenze disponibili e richieste delle aziende del mercato del lavoro. Percependo uno spostamento generazionale nel potere contrattuale, i lavoratori a livello globale stanno chiedendo retribuzioni più elevate.

Cambiamenti più strutturali del mercato del lavoro potrebbero porre difficoltà durature per le imprese. Un altro nuovo fenomeno rispetto al passato è il caro energia, più significativo in Italia in quanto ne produciamo molto poca. Il caro-bollette derivante dalla crisi dei mercati dell’elettricità e del gas e la corsa dell’inflazione che, in considerazione degli aumenti attesi già per gennaio rischia di superare nella parte iniziale dell’anno il 4%, potrebbero presentare nel 2022 un conto salatissimo per le famiglie e le imprese del terziario : una maggior spesa energetica di oltre 10 miliardi per le prime e aumenti di gas ed elettricità poco meno del 40% per le seconde.

L’accentuata domanda di materie prime è comunque sicuramente legata alla ripresa in corso anche se per il 2022 occorrono misure per correre ai ripari. Ci sono poi i 248 miliardi di euro riferibili al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza che hanno l’obiettivo di rilanciare il nostro Paese sino alla fine del 2026. Tuttavia solo il 20% degli italiani ne sono a conoscenza, mentre il 60% circa ne ha una cognizione approssimativa. Certo saranno necessari anche gli investimenti ordinari ma soprattutto occorre che i risparmiatori si decidano ad investire l’enorme liquidità ferma sui conti correnti. Lo stesso dicasi per le aziende.

La gestione della liquidità aziendale è un tema chiave per le imprese di oggi che vogliono guardare al futuro con fiducia. Inflazione, costi di gestione, tassi negativi, mercati fluttuanti e legislazioni in cambiamento possono costituire una minaccia per il capitale. Investire diventa la chiave per crescere. Avere del denaro fermo genera costi e in questa condizione di staticità il capitale subisce l’impatto dei tassi negativi. E’ stato poi prorogato di sei mesi l’utilizzo immediato delle DTA le imposte differite per incentivare le fusioni. Occorre però un quadro normativo comune tra tutti i Paesi europei per agevolare eventuali fusioni transfrontaliere.

Francesco Megna

Referente Commerciale in Banca

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