Tira aria di euro: Beppe Ghisolfi sulla 7 per il compleanno della moneta unica

Il Banchiere internazionale e scrittore ospite opinionista è intervenuto nel seguito programma del mezzogiorno della TV di Urbano Cairo, condotto da Francesco Magnani. A maggiore ragione in forza delle spirali speculative e inflazionistiche mondiali in atto sulle materie prime energetiche, l’adesione alla valuta dell’Unione Europea si conferma una necessità che è compito della politica rafforzare sostenendo l’economia produttiva e sociale e il lavoro grazie ai rilevanti risparmi di spesa dovuti ai minori interessi sul debito pubblico.

È stato uno speciale compleanno televisivo quello celebrato sulle frequenze della 7, l’emittente televisiva di Urbano Cairo che questo mercoledì a mezzogiorno ha ospitato una puntata dedicata del talk show politico economico “L’aria che tira” condotto da Francesco Magnani. Un programma di approfondimento tematico della concitata attualità italiana del quale il Banchiere internazionale e saggista finanziario per famiglie è stato in più occasioni ospite e graditissimo commentatore.

Nel contesto di un parterre molto dialettico del quale facevano parte personalità come l’onorevole torinese Michele Vietti, il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa (FdI), il parlamentare del PD Antonio Misiani e l’euro-critico Gianluigi Paragone, il Professor Ghisolfi ha evidenziato gli elementi che, in senso sia obiettivo che soggettivo, hanno giocato e tuttora giocano a favore ovvero a sfavore della moneta unica europea.

L’euro, entrato materialmente in circolazione vent’anni fa sulla base delle determinazioni pattizie risalenti al 1991 e applicate nel 1999, ha consentito di creare un unico mercato industriale e commerciale di respiro continentale cancellando frizioni e tensioni connesse ai tassi di cambio e alle oscillazioni valutarie nazionali. Evidenti, sebbene non immediatamente visibili o tangibili, sono stati altresì i risparmi conseguiti grazie ai minori interessi passivi sul debito pubblico, risorse che tuttavia in molti casi per scelte politiche contingenti si sono tuttavia tradotte in aumenti di spesa corrente a scapito degli investimenti e dei sostegni alle giovani generazioni.

In parallelo, l’introduzione dell’euro ha provocato una maggiore inflazione, in parte percepita in altra parte reale nel settore in special modo dei beni di largo consumo e dei prodotti da banco. L’avvento di un’unica valuta di respiro continentale ha altresì comportato la venuta meno della possibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive su scala nazionale, che avvenivano con la lira, e di aumentare unilateralmente la quantità di moneta circolante.

Nello stesso tempo, tuttavia, l’Italia dell’euro ha accresciuto la propria leadership nell’export mondiale dei beni intermedi e semilavorati e, in tempo di inflazione e di speculazione rialzista sulle materie prime energetiche – di cui siamo importatori netti – sta contenendo i danni che si scaricherebbero in misura ancora più pesante sulle bollette di famiglie e imprese. Come più volte evidenziato in altre occasioni analoghe dallo stesso Professor Ghisolfi, molte delle responsabilità sono da rinvenirsi nelle modalità di concreto sviluppo attuativo determinate non tanto dalla moneta unica in sé quanto dalle norme di diritto internazionale dei trattati firmati dai politici di allora e di oggi.

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