Sorpresa: nell’Italia post Covid l’industria scommette in casa

La rilocalizzazione vince sulla delocalizzazione, nelle ricognizioni aggiornate del centro studi di Confindustria: cresce la consapevolezza di accorciare le filiere produttive, per assicurare continuità agli approvvigionamenti anche in occasione di shock globali, e i prestiti bancari garantiti hanno incoraggiato non soltanto il salvataggio immediato delle attività lavorative ma anche il loro aggiornamento.

Sia chiaro: l’emergenza sanitaria ed economica non è per nulla terminata, e le speculazioni rialziste sui prezzi delle materie prime e delle forniture energetiche e combustibili possono in qualsiasi momento causare l’abbassamento delle stime di crescita programmate per l’anno in chiusura e per il 2022. Il cammino principale appare tuttavia e in ogni caso già tracciato dalle tendenze fotografate dal dossier più aggiornato messo a disposizione dal centro studi di Confindustria, uno dei maggiori e senza dubbio il più qualificato pensatoio e laboratorio “think thank” della politica economica italiana in senso possibile e auspicabile. Nella sostanza, il report sottolinea che, a differenza di altre economie europee – penalizzate dalla chiusura delle frontiere in occasione soprattutto del primo lockdown – quella del nostro Paese ha avuto minori difficoltà a ricostruire la catena di produzione dell’offerta di beni e servizi, fatta eccezione per alcuni ambiti come quello di fabbricazione dei dispositivi medicali DPI (le classiche mascherine) almeno nelle fasi iniziali dell’emergenza.

Carlo Bonomi e Beppe Ghisolfi

La storica vocazione dell’Italia come Paese trasformatore, in grado di autoprodurre su basi alternative e rinnovabili – laddove consentito dalle leggi e dagli incentivi – le materie prime e intermedie necessarie ad alimentare i cicli industriali, ha saputo segnare una differenza competitiva positiva, così come la nostra alta specializzazione nel segmento della subfornitura in contesti qualificanti come l’automotive e la mobilità tradizionale e sostenibile, il che consente a una vasta platea di PMI di continuare a lavorare con successo e con profitto per i grandi marchi automobilistici e veicolistici tedeschi e francesi. Certamente, la parola ora passa doverosamente alla politica e al governo Draghi a cui toccherà mettere in campo strumenti che consentano la neutralità energetica e tariffaria della Nazione, affinché si eviti il rischio di una transizione green più ideologica che ecologica la quale avrebbe come unico effetto quello di esporci alle speculazioni internazionali rialziste sui prodotti e sulle “commodities” che non siamo in grado di acquisire autonomamente nell’immediato: quindi urgono interventi che favoriscano il più possibile l’invarianza del costo delle bollette sulle famiglie, per non mortificare una domanda interna rivelatasi trainante (grazie a misure come il super bonus 110%), e sulle aziende, che hanno sostenuto investimenti importanti per anticipare approvvigionamenti e produzioni al fine di riconquistare le quote di export made in Italy subito dopo la riapertura delle frontiere.

Lo studio di Confindustria mette in rilievo un dato parallelo ugualmente importante, che conferma la saldatura profonda tra economia reale e cultura finanziaria d’impresa: il ruolo svolto dal sistema dei prestiti garantiti potenziato nel 2020 in alternativa ai contributi a fondo perduto che il governo Conte non ha potuto concedere con la stessa generosità di altri Stati europei e atlantici. Anche se ciò ha portato a una incidenza dell’esposizione bancaria sul fatturato più che decuplicata, passata cioè dallo 0,3 al 4,1 per cento, il risultato effettivo finale è stato quello di consentire il salvataggio immediato della gran parte del sistema delle medie imprese, e di finanziare la riorganizzazione interna delle stesse in termini di ciclo manifatturiero e di riposizionamento di mansioni e competenze. Si tratta, quest’ultimo, di un tassello importante dell’intera catena di produzione del valore industriale, come è stato confermato a più riprese dal Professor Beppe Ghisolfi, appena riconfermato Consigliere mondiale del gruppo delle casse di risparmio, nelle diverse occasioni in cui è stato ospite e relatore d’onore negli eventi convegnistici e congressuali promossi da Confindustria nella provincia di Cuneo e in Piemonte, uno dei quali con il Presidente nazionale in carica Carlo Bonomi.

La futura legge di stabilità finanziaria firmata Draghi avrà pertanto la missione di non disperdere il capitale di buone prassi di interventi che hanno permesso il rafforzamento delle capacità degli imprenditori, anche di media e medio-piccola grandezza, di gestire in maniera più serena e flessibile la propria situazione finanziaria, in senso non soltanto statico ma anche andamentale, per lanciare il cuore e la progettualità oltre la siepe della prima ondata pandemica e trasformando lo shock iniziale in una leva non solo resistente ma resiliente.

A. Z

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