Un’Italia divisa a metà, almeno dal punto di vista delle necessità legate alla liquidità.

ll veloce peggioramento del quadro congiunturale seguito alla diffusione della
pandemia ha incrementato la necessità di risorse finanziarie delle nostre imprese.

All’aumento della domanda di credito, che si è confermata anche nei primi otto mesi del 2021 (4,1 per cento sui dodici mesi), ha contribuito l’ampio ricorso delle imprese retail agli schemi di garanzia pubblica sui nuovi finanziamenti e alle moratorie sui prestiti in essere, che hanno ridotto il flusso di rimborsi (decreto ‘Cura Italia’ e decreto ‘Liquidità’) : circa il 50 per cento delle aziende ha usufruito di almeno una delle due misure e quasi un quinto si è avvalsa di entrambe.

Il ricorso alle moratorie è stato molto diffuso sin dal loro esordio e, alla fine dell’anno, ne beneficiava quasi il 25 per cento delle imprese. L’impiego delle misure, in particolar modo quello congiunto di moratorie e garanzie, è stato più frequente tra le imprese potenzialmente “illiquide”, ovvero quelle che, a seguito del calo delle vendite, non sarebbero riuscite ad assolvere i propri impegni finanziari senza liquidità aggiuntiva. L’accesso ai nuovi finanziamenti assistiti da garanzie rilasciate dal Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese è stato invece più graduale, sino a interessare oltre la metà delle aziende retail Le garanzie pubbliche ad oggi coprono il 7% circa degli impieghi bancari. A inizio anno, i finanziamenti in moratoria costituivano il 12,1 per cento dei prestiti totali. Questa quota è scesa nel corso dell’anno passato per effetto sia della graduale scadenza delle moratorie in essere, sia del simultaneo aumento dei prestiti La crescita del credito ha interessato dapprima le imprese di medie e grandi dimensioni, per poi estendersi anche alle aziende più piccole.

Dott. Francesco Megna

L’incremento ha accomunato tutti i settori di attività economica ed è stato più accentuato per le imprese dei servizi, riflettendo il maggiore ricorso alle moratorie e alle garanzie da parte dei comparti più colpiti dalle restrizioni. Il 13 per cento degli importi e quasi il 65 per cento delle operazioni è riconducibile alle garanzie per prestiti di piccola dimensione (fino a 25.000 euro, limite aumentato a 30.000 euro in sede di conversione in legge del decreto “liquidità”), garantiti al 100 per cento. La ripresa dell’economia ha sorpreso le aziende costrette a rivedere i loro sistemi produttivi. Le risorse finanziarie che nei mesi scorsi assicuravano lo svolgimento della propria attività nel futuro ora vengono utilizzate per garantire i necessari investimenti funzionali al nuovo contesto economico e per supportare le attività commerciali (import/export). Segno che la preoccupazione si va progressivamente dissolvendo. Alcune aziende hanno addirittura estinto anticipatamente i chirografari erogati lo scorso anno.

Trattasi di solide realtà pronte ad afferrare i vantaggi della ripresa economica. La ripresa avanza e così le imprese di maggiori dimensioni (large e mid cap) iniziano ad uscire dalla fase di emergenza. Calano le richieste di garanzie pubbliche indirizzate alla Sace. Chi ne aveva bisogno ne ha già fatto richiesta e a questo punto ad avere bisogno del paracadute per i finanziamenti parrebbero essere le aziende più piccole. Insomma un’Italia divisa a metà, almeno dal punto di vista delle necessità legate alla liquidità.

Francesco Megna

Referente Commerciale in Banca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...