Banco BPM main sponsor del Premio Wondy per la letteratura resiliente

Banco BPM è per il secondo anno consecutivo main sponsor del Premio Wondy per la letteratura resiliente. Il Premio, giunto alla IV edizione, si concluderà il prossimo martedì 5 ottobre alle ore 20.45 presso il teatro Manzoni di Milano con la premiazione del vincitore. La serata è organizzata dall’Associazione Wondy Sono Io, creata da Alessandro Milan con un gruppo di amici, con l’obiettivo di proseguire l’eredità umana e intellettuale lasciata dalla moglie Francesca, grande appassionata di libri, che con la sua storia ha saputo insegnare a donne e uomini come nella vita le difficoltà di varia natura possano – e debbano – essere affrontate, possibilmente con il sorriso.

La serata, condotta come lo scorso anno da Paolo Kessisoglu, che oltre ai finalisti prevede la partecipazione di numerosi ospiti illustri, sarà inaugurata dal Maestro Ramin Bahrami, di origine iraniana, uno dei più grandi interpreti al mondo di Bach, che con la musica porta in giro per il mondo una storia di vita personale che incarna alla perfezione la resilienza. Il Maestro sarà accolto da Umberto Ambrosoli, presidente della giuria del Premio. Sul palco si alterneranno poi diverse personalità della cultura e dello spettacolo, tra i quali Cristina Parodi e, in dialogo con Luca Dini, Luca Lo Presti, presidente di Pangea Onlus, che porterà la sua testimonianza sull’attività della Fondazione per l’Afghanistan. Saliranno inoltre sul palco gli attori Ambra Angiolini, Euridice Axen, Alessio Boni, Cristiana Capotondi e Chiara Francini, a cui è affidata la lettura degli estratti delle sei opere finaliste.

Avvocato Umberto Ambrosoli

La giuria tecnica, che decreterà il vincitore e che viene designata annualmente tra una rosa di giornalisti, accademici, scrittori e personalità del mondo della cultura e della comunicazione, è presieduta da Umberto Ambrosoli, Presidente della Fondazione BPM e di Banca Aletti, e composta da Caterina Bonvicini, Luca Dini, Chiara Fenoglio, Alessia Gazzola, Loredana Lipperini, Emanuele Nenna, Andrea Pomella, Alessandro Robecchi e Gianni Turchetta. Accanto al premio assegnato dalla giuria tecnica ne è previsto uno decretato da una Giuria Popolare, che ha avuto modo di esprimere le proprie preferenze in questi mesi tramite il canale Facebook del Premio. Il Premio Wondy per la letteratura resiliente è nato nel 2018 in memoria della giornalista e scrittrice Francesca Del Rosso (1974 – 2016), conosciuta con il soprannome Wondy che dà il titolo al libro da lei scritto “Wondy – ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro (Rizzoli, 2014)” nel quale ha raccontato con ironia e coraggio la sua lotta contro la malattia.Banco BPM ha scelto di sostenere il Premio Wondy nel solco di una tradizione che la vede particolarmente attenta alla valorizzazione di iniziative socioculturali, nonché a temi quali l’inclusività, la sostenibilità e la prossimità alle proprie Comunità di riferimento.

L’essenza del Premio, che ha l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura della resilienza, si coniuga perfettamente con la mission del Gruppo, laddove sviluppo, coinvolgimento e benessere delle persone convivono. La collaborazione a questo progetto permette di ribadire l’accostamento tra efficienza e risultato alla valorizzazione delle persone, a partire dalla creazione di una cultura aziendale inclusiva.”Ho accettato molto volentieri di presiedere la giuria tecnica per questa edizione del Premio Wondy” – dichiara Umberto Ambrosoli, Presidente di Banca Aletti e della Fondazione BPM – “la capacità di resilienza, che è il tema centrale e ricorrente del Premio, è una dote che può aiutare ciascuno di noi ad affrontare nel miglior modo gli accadimenti che la vita ci pone di fronte. Il nostro Gruppo ha deciso di sostenere il Premio per il secondo anno consecutivo proprio poiché crede nel valore della resilienza e nelle opportunità che da essa scaturiscono”.Selezionate dal Comitato Promotore del Premio tra le 45 proposte inviate dalle case editrici e scelte per la particolare forza ed efficacia con cui è espresso in forma narrativa il concetto di resilienza nelle sue varie sfumature, sensibilizzando sulla capacità di far fronte in modo positivo agli ostacoli della vita e trasformare le difficoltà in opportunità, le sei opere finaliste che verranno sottoposte al giudizio di due giurie, una tecnica e una popolare, sono:

Il treno dei bambini di Viola Ardone (Einaudi)

Una storia dura, commovente, di separazioni e solidarietà, che racconta la vicenda poco conosciuta di migliaia di bambini meridionali che nel secondo dopoguerra, grazie al Partito Comunista, vennero strappati alla miseria e affidati a famiglie del Nord e del Centro. Una scelta dalle conseguenze dolorose che però produrrà nuovi semi. Perché il dolore, anzi soprattutto il dolore può essere fertile.

La metà del cielo di Angelo Ferracuti (Mondadori)

Dentro la piccola comunità di un borgo dell’Italia centrale, dentro l’incombente senso di vuoto che segue la stagione felice dell’amore e dell’impegno politico, dentro le piccole cose della vita famigliare entra la grandezza devastante della morte. La narrazione mescola, per piani sfalsati, l’esperienza del dolore e quella della ricostruzione. Una storia che dice, fra strazio e calore, quanta vita c’è oltre lo strappo del vuoto.

Le isole di Norman di Veronica Galletta (Italo Svevo)

Un’opera d’esordio, ambientata a Ortigia (Siracusa), dove la protagonista abita insieme alla madre che vive rinchiusa in una stanza e un giorno scompare. La ragazza cerca di elaborare la sua assenza dando inizio a un viaggio rituale attraverso i suggestivi luoghi dell’isola, quasi fosse una dispersione delle ceneri, e rievocando un antico trauma giunge alla consapevolezza che i ricordi non sono altro che l’invenzione del passato.

Il grande me di Anna Giurikovc Dato (Fazi)

Un romanzo crudo, sincero e a tratti destabilizzante, una riflessione profonda sulla figura del padre, capace di emozionare e far riflettere. Un libro forte, che parla all’animo del lettore senza paure e senza reticenze, raccontando la storia di una famiglia rivoluzionata dalla notizia di una fine imminente e dalla scoperta di un segreto mai svelato, ma soprattutto la storia di una figlia costretta a fare i conti, ancora molto giovane, con il dolore di una grande perdita.

Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori)

Partendo da un’esperienza personale – sette giorni di TSO subiti in gioventù – l’autore mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza con una intensa storia di sofferenza e speranza. Un romanzo che scandaglia il buio della malattia mentale e i precipizi della follia, dando voce con una delicatezza e una potenza uniche alla conquista di un’umanità profonda e autentica.

Le cose da salvare di Ilaria Rossetti (Neri Pozza)

Che cosa salvare di una vita intera, quando tutto crolla, quando il mondo è ingombro di rovine prive di senso? Tratta da un tragico evento reale come soltanto la letteratura può fare, la storia ci insegna come la memoria di “tutta la tragica bellezza di ciò che è passato” sia piú importante dell’insensatezza della Storia, mostrando le crepe e le ferite, e le vie di salvezza, che lascia nell’anima degli individui e nel cuore di una comunità.

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